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Telecom Italia vende l’Argentina S&P taglia il voto: troppo debito

Il consiglio di Telecom incastra il primo tassello del nuovo piano strategico. Nella notte di mercoledì, a tempo di record, è stato siglato l’accordo per la vendita di Telecom Argentina al fondo Fintech di David Martinez. L’offerta scadeva oggi. L’imprenditore messicano, che nell’operazione è stato assistito dagli avvocati di Cleary Gottlieb (Telecom da Citi), pagherà 960 milioni di dollari di cui 859 per la quota del 22,7%, detenuta direttamente e indirettamente nel gruppo di Buenos Aires, e il resto per alcuni accordi complementari alla cessione. «Ci siamo già dotati in pochissimi giorni di metà delle risorse previste dal piano per il rafforzamento patrimoniale. Quello di cui ha bisogno in questo momento la società sono fatti concreti», ha commentato l’amministratore delegato Marco Patuano.
La cessione non ha evitato però a Telecom il downgrading di Standard & Poor’s, che ha tagliato a BB+ il giudizio sul debito portandolo a livello «junk», spazzatura. La vendita dell’Argentina è comunque un tassello importante, non solo per la cassa ma anche perché elimina il primo degli ostacoli alla salita di Telefonica in Telco.
Proprio ieri il presidente del gruppo di Madrid, Cesar Alierta, ha chiarito in un’intervista al Sole 24 Ore i contorni dell’operazione che gli consentirà di salire fino al 100% nella cassaforte di Telecom. Il manager ha garantito che prima del 2015 non cambierà nulla e nel gruppo telefonico si fermerà sotto il 15%. Gli spagnoli non puntano al controllo ma a ottenere maggiori benefici economici ed è questo, ha detto Alierta, il motivo della salita in Telco. «Questa dichiarazione fa scendere l’attenzione sulla questione della riforma della legge sull’Opa, se fosse vero quanto dichiarato» ha commentato il viceministro dello Sviluppo Economico, Antonio Catricalà, ma «non credo che le cose stiano effettivamente così — ha aggiunto — un minimo di dubbio lasciatemelo».
Ieri intanto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto sulla Golden power, i poteri speciali del governo sotto i quali ricadrà ora anche la rete Telecom. Asset su cui c’era l’interesse della Cassa depositi e prestiti, prima che il gruppo revocasse il processo di scorporo. «Lo scorporo — secondo Catricalà — è un’operazione che serve all’Italia, alla concorrenza, alla sicurezza, a tutelare investimenti e occupazione». Ieri è emerso che «ci sono numerose casse previdenziali con patrimoni di diversi miliardi interessate e consapevoli di voler partecipare a investimenti di lungo termine perché devono assicurare le pensioni». Lo ha detto il presidente di F2i, Vito Gamberale, «lo so non per sentito dire ma perché ci ho parlato».

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