Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Telecom Italia, stallo sulla presidenza

Chi è l’azionista di maggioranza di Telecom Italia? Il mercato che detiene l’85% del capitale complessivo o Telco che ha in portafoglio il 22,4% del capitale ordinario? La domanda è tutt’altro che oziosa, visto che oggi al consiglio del gruppo di tlc ci sarà un confronto sul nome dell’amministratore da cooptare al posto di Elio Catania. Dal comitato nomine di Telecom (ne fanno parte Massimo Egidi, Jean Paul Fitoussi e Gabriele Galateri), che si è tenuto ieri, non è arrivata un’indicazione unitaria, tant’è che al board, a quanto risulta, verranno portate due candidature tra cui scegliere: quella di Angelo Provasoli, il professore bocconiano presidente di Rcs che sarà indicato da Telco, e quello di Francesca Cornelli, a capo del Dipartimento finanza della London business school, espresso invece da Assogestioni. Secondo lo statuto la lista che in assemblea ha ottenuto la maggioranza dei voti esprime i quattro quinti del consiglio: la lista maggioritaria era risultata essere quella di Telco. Catania era consigliere indipendente in quota Telco, su indicazione di Intesa. E dunque in teoria non avrebbero dovuto esserci dubbi sulla sua sostituzione.
Ma il problema, che non si porrà oggi, ma già domani è anche la sostituzione del presidente, dato che Franco Bernabè rassegnerà le dimissioni in cda. La candidatura di Massimo Sarmi, attuale ad di Poste Italiane, è al momento sospesa. Non è tanto una questione di deleghe per il manager pubblico, che sta benissimo dov’è, bensì di progetto industriale. Quale è il progetto in questo caso e soprattutto quale è l’azionista che lo sostiene? Di fatto in Telco c’è un azionariato in uscita che non è ancora uscito – Mediobanca, Generali e Intesa-Sanpaolo – e un azionariato in entrata che non è ancora entrato – Telefonica. Sono ancora molte le incognite sull’evoluzione dell’azionariato di riferimento, dato che Telefonica si è lasciata aperte tutte le strade, anche perchè l’opzione italiana deve passare al vaglio della compatibilità con gli interessi del gruppo in America latina. Non si può dire che Telefonica abbia comprato il controllo di Telecom, perchè con i 750 milioni aggiunti finora sul piatto Telco (per la metà tra l’altro in “carta”, cioè con azioni proprie) il gruppo presieduto da Cesar Alierta ha pagato in realtà una “polizza” a protezione dei propri interessi in Sud-America e del proprio investimento in Telecom.
D’altra parte la supplenza alla presidenza Telecom, per la quale si è reso disponibile il vice-presidente Aldo Minucci, non potrà durare fino alla scadenza del cda, alla prossima assemblea di aprile, dato che Minucci è già impegnato alla guida dell’Ania, l’associazione degli assicuratori. Al precedente passaggio pro-tempore, quando Marco Tronchetti Provera si era dimesso dalla presidenza, era già pronta una soluzione interna, quella del vice-presidente esecutivo Carlo Buora. In questo caso, se non si trovasse l’accordo su una candidatura esterna, si potrebbe ipotizzare una presidenza scelta all’interno del consiglio per arrivare almeno fino alla scadenza del board: nel qual caso potrebbe trattarsi del secondo consigliere più anziano dopo Minucci e cioè Jean Paul Fitoussi.
Ad ogni modo, con le dimissioni di Bernabè, a norma di statuto, andranno distribuite le deleghe: quelle di rappresentanza al presidente “supplente”, quelle operative all’ad Marco Patuano. È immaginabile che comunque Bernabè porrà sul tavolo del consiglio la questione dell’aumento di capitale, indispensabile per evitare il declassamento del rating a junk, ma la proposta non avrà comunque i numeri per passare. Tra l’altro al terzo punto all’ordine del giorno on c’è formalmente la presentazione del piano industriale messo a punto da Patuano (comunque si tratterebbe di un piano che si autofinanzia), bensì più generiche “tematiche strategiche”.
Sullo sfondo resta la politica. Dopo il rinnovo della fiducia all’esecutivo Letta, il vice-ministro per le tlc Antonio Catricalà ha detto che ora «il Governo ripartirà dalla golden share». I piccoli azionisti dell’Asati si augurano che il governo possa riesaminare il dossier «nella sua intera gravità». I sindacati (Slc Cgil) chiedono di ricapitalizzare Telecom attraverso la Cdp, di tutelare le partecipazioni in Sud-America e di non scorporare la rete. Mentre il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, ha sottolineato come «l’importante è che Telecom sia nelle condizioni di poter fare gli investimenti, indipendentemente dagli azionisti che avrà».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa