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Telecom Italia inizia la svolta

L’assemblea della svolta, l’avevano definita alla vigilia. Sicuramente, quella di Telecom, che si è consumata ieri a Rozzano, poco fuori Milano, è stata una delle più lunghe assemblee della storia del principale dealer di tlc nazionale e una delle più affollate, visto che è stato depositato quasi il 56% delle azioni.

In prima serata, infatti, erano ancora da affrontare molti dei punti all’ordine del giorno, tra cui la nomina del nuovo cda, fissato in 13 membri.

Il nuovo consiglio sarà innanzitutto l’ultimo targato Telco, la holding che custodisce il 22,4% della società. Intesa Sanpaolo, Generali, Mediobanca e Telefonica, gli azionisti di Telco, a giugno dovrebbero sciogliere la holding, avviando di fatto il percorso per quella public company invocata dal mercato. Il nuovo cda sarà composto in maggioranza da indipendenti, recependo così le richieste del mercato e dello stesso cda uscente. Alla presidenza, dopo l’interregno di Aldo Minucci, arrivato dopo le dimissioni di Franco Bernabè, arriva il presidente uscente di Eni, Giuseppe Recchi. Recchi, candidato di Telco, ha incassato anche il consenso e l’endorsement dei principali proxy advisor, cui si rifanno fondi e investitori istituzionali per esprimere il proprio voto nelle assemblee delle partecipate.

Scontata la riconferma per l’a.d., Marco Patuano. Più inaspettato, invece, l’appoggio (con condizioni) da parte del più importante rappresentante delle minoranze, Marco Fossati, forte del 5% in capo a Findim.

In avvio di assemblea, Patuano ha ricordato che, nel corso degli ultimi mesi, «abbiamo posto, insieme e con coraggio, le premesse che ci consentono di rilanciare la nostra società nei prossimi anni, indicando una direzione nuova da percorrere, inedita, contraddistinta da elementi di forte discontinuità. Abbiamo stabilito il perimetro del portafoglio strategico di gruppo, ribadendo con vigore che Tim Brasil rappresenta per noi un asset primario, con circa un terzo dei ricavi totali del gruppo».

Malgrado i downgrade incassati tra novembre e dicembre 2013 da parte di Moody’s e Standard&Poor’s, che hanno rivisto al ribasso il merito creditizio di Telecom Italia, l’azienda «ha confermato la sua piena capacità di accesso al mercato dei capitali», ha ricordato l’a.d. Patuano ha anche indicato una delle linee strategiche del gruppo: la continua pressione sui prezzi delle tariffe sul segmento mobile «è un terreno che lasciamo ad altri concorrenti, che sulla qualità non sono in grado di seguirci».

Quanto a Marco Fossati, assai critico con i soci Telco nei mesi scorsi, per le strategie imposte al gruppo, nel suo intervento ha ricordato che «questa azienda, bella, grandissima e molto importante per il sistema-paese, ha bisogno di essere rilanciata e per farlo serve un azionariato compatto». Per questo, «supporteremo chiunque farà parte del nuovo cda, indipendentemente dai nomi o dalla lista. Al termine della trasformazione della governance verso una public company, si inizi a parlare di business, perché il mercato è stufo di sentir parlare di conflitti». Fossati si è proposto comunque come «sentinella», nel caso in cui il top management assuma decisioni giudicate in conflitto con l’interesse di tutti gli azionisti.

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