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Telecom Italia, Fossati vende e porta Findim sotto il 2% Patuano al lavoro sul piano

Sette anni e nove mesi. Tanto è durata l’avventura di Marco Fossati in Telecom Italia. Il primo pacchetto dell’1,5% l’aveva messo assieme dopo l’uscita dall’ex monopolista di Marco Tronchetti Provera a maggio 2007, per poi salire fino al 5%. Ieri in serata l’annuncio giunto inaspettato: Findim group, la cassaforte di Lugano della famiglia erede delle fortune della Star alimentare, ha comunicato alla Consob di essere scesa sotto la soglia del 2%. Per la precisione all’1,989%. Di fatto l’avvio di uno smobilizzo che potrebbe avere un seguito, deciso a pochi giorni dalla presentazione del nuovo piano industriale del gruppo tlc che il ceo Marco Patuano presenterà il 19 febbraio incardinandolo sugli obiettivi industriali. Primo tra tutti l’investimento per coprire in due anni con la banda ultralarga oltre il 50% della popolazione italiana su rete fissa e l’80% con il mobile Lte.
«Dopo sette anni» — ha spiegato la Findim attraverso una nota — «abbiamo fatto una valutazione di mercato, di rischi e opportunità e si è scelto di diversificare il portafoglio» cedendo oltre metà dell’investimento in Telecom che «non è più considerato strategico». La quota rimasta del 2% è ora «puramente finanziaria» anche se la Findim rimarrà «comunque attenta alla valorizzazione della società e ai catalizzatori di crescita» tra cui vengono citati il consolidamento in Brasile e la banda ultralarga in Italia.
La società di Lugano dovrebbe avere incassato poco più di 400 milioni alle quotazioni degli ultimi giorni che hanno varcato la soglia di 1 euro (1,02 la chiusura di ieri) dopo un rally del 16% a gennaio. Le vendite sono state fatte sul mercato, senza pacchetti transitati ai blocchi, fino a venerdì scorso. Ma nonostante l’introito rotondo il bilancio finale non è certo felice per la Findim. Le prime azioni erano state acquistate sopra i 2 euro mettendo sul piatto 1 miliardo per una posizione che ha fatto a lungo di Fossati il secondo socio di Telecom alle spalle della Telco, ora in via di scissione per la dichiarata volontà dei suoi soci italiani (Generali, IntesaSanpaolo, Mediobanca) di valorizzare le azioni. Al pari di Telefonica che ha ceduto parte della sua quota tramite un prestito convertibile e destinato l’ultimo 8,3% a Vivendi come parte del prezzo d’acquisto della brasiliana Gvt.
Fossati aveva tentato di conquistare una posizione di forza nel consiglio Telecom nell’assemblea di fine 2013 quando alla conta si arrivò a un passo dalla revoca del board. Poi, nell’aprile seguente, candidò alla presidenza Vito Gamberale ma, tra alchimie del voto di lista e negoziati in corso d’opera, la manovra non riuscì e Findim rimase esclusa dal consiglio.

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