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Telecom Italia apre a Enel: «Collaborare è un’opportunità»

Il balletto infinito tra Telecom e Cdp è sfociato nelle polemiche e nelle “segnalazioni” alla Consob, ma non ha prodotto nulla di concreto. La Cdp francese non ha fiatato ma ieri si è presentata all’assemblea dell’incumbent tricolore con lo 0,6%. Già presente lo scorso anno con una quota di poco inferiore allo 0,5%, non si era mai palesata fino a ieri, a una settimana dal previsto il passaggio delle consegne da Telco a con Vivendi che rileverà da Telefonica l’8,3% dei diritti di voto. Se davvero Vincent Bollorè ha intenzione di portare la partecipazione al 15% – e su questo le testimonianze sono convergenti – con la Cdp francese che ha il 3,5% di Vivendi e Blackrock, secondo azionista in entrambi i gruppi con una quota intorno al 5%, di fatto si ricostituirebbe una “Telco” internazionale senza bisogno di patti. Telco, che si scioglierà dopo l’ok dell’Antitrust argentina, ha comunque lasciato in eredità tre dei cinque sindaci per il prossimo triennio: la lista di maggioranza ha raccolto le adesioni di quasi il 79% del capitale presente. Tra l’altro, non poco visto che l’assemblea Telecom di ieri ha segnato il record di affluenza con il 57,13% del capitale. Asati, l’associazione dei piccoli azionisti che non è riuscita in tempo utile a dimostrare di aver raggiunto il quorum dello 0,5% per la sua lista di candidati sindaci, era in assemblea con lo 0,67% del capitale e 4mila deleghe. 

Assente l’azionista-attivista Marco Fossati, che ormai considera la residua partecipazione (scesa repentinamente sotto il 2%) non più strategica, l’assemblea Telecom ha approvato il bilancio, l’incorporazione di Ti media e le modifiche statutarie per dare più spazio alle minoranze. Numerosi gli interventi dei piccoli azionisti, tant’è che l’adunanza si è chiusa dopo ben nove ore.
Il tema più dibattuto – e non poteva essere altrimenti – la rete e lo sviluppo della banda ultralarga. È stata l’occasione per ribadire l’interesse per una collaborazione con l’Enel che, di suo, ha la necessità di sostituire i vecchi contatori allacciandoli con strumenti più moderni. L’opportunità di un affiancamento complementare che l’ad Marco Patuano non vorrebbe sprecare, tant’è che Telecom già lo scorso anno ha siglato con il gigante elettrico un memorandum of understanding finalizzato ad agevolare la posa di fibra ottica. «Personalmente considero la collaborazione con l’Enel una grande opportunità – ha sottolineato Patuano in assemblea – molto prima considerarla una “minaccia”». «Quando partimmo circa un anno e mezzo fa a disegnare la nuova strategia sulla fibra – ha spiegato l’ad Telecom – il primo soggetto che cercammo fu proprio l’Enel, in virtù della sua estrema capillarità sul territorio. Il nostro interesse è sicuramente molto elevato, soprattutto laddove si parla dell’accesso per i “verticali” di palazzo, sia per la componente Fttb o Ftth (fibra fino all’edificio o fino all’abitazione, ndr)». «Credo sia importante che su queste iniziative – ha proseguito Patuano – grandi imprese come Telecom Italia, Enel o le grandi municipalizzate sappiano fare sistema».
La proposta rilanciata dal presidente Asati, Franco Lombardi, di riconsiderare la possibilità di una newco della rete, insieme a Cdp, con Telecom al 70% è stata però lasciata cadere. La questione di fatto è stata archiviata dal board dopo il no del Fondo strategico/Cdp alla proposta avanzata dall’incumbent per cablare 250 città e salire al 100% della società infrastrutturale a obiettivo raggiunto. Lo scorporo della rete d’accesso, tentata due anni fa, è scomparsa dai radar. E i rapporti con il vertice di Cdp si sono raffreddati al punto che le dichiarazioni del presidente della Cassa, nonchè di Metroweb, Franco Bassanini, sulla presunta sopravvalutazione della rete in rame di Telecom sono state oggetto di una segnalazione alla Consob. Il valore della rete d’accesso in rame – ha chiarito in assemblea Patuano – è «ricostruito sulla base della delibera Agcom 747/13 ed è pari a 14,9 miliardi. Non so come si si possa svegliare al mattino e dire che questo valore è sbagliato, visto che è coerente con i valori delle tariffe regolamentate».
Ma a spiegare senza ambiguità perchè i negoziati siano finiti nel nulla era stato, già in apertura, il presidente Giuseppe Recchi. «Il piano del Governo sulla banda larga e la determinazione con cui il Presidente del consiglio ha messo il tema al centro dell’agenda politica ci hanno trovati entusiasti. Ma i dettagli sono importanti e sui dettagli c’è ancora molta confusione e superficialità», ha esordito Recchi, ricordando che già oggi la banda ultralarga Telecom copre il 32% della popolazione con la rete fissa e l’80% con il mobile, mentre gli obiettivi del piano aziendale promettono di ampliare la copertura, rispettivamente, al 75% e al 95% per il 2017. «Altrove i Governi fanno a gara per attrarre e premiare le imprese che prospettano nuovi investimenti. Telecom Italia investe, “senza chiedere nulla in cambio”. Ma come non chiediamo aiuti e aiutini, non vorremmo neanche essere penalizzati, in nome della più tipica dimostrazione del provincialismo italiano per cui l’erba del vicino è sempre più verde. Il nostro è un piano realistico, per questo ci hanno sorpreso le reazioni di improvvisati esperti di banda larga a discutere di architetture e standard». Commenti, secondo cui le soluzioni Fttc (fibra fino al cabinet sul marciapiede), sarebbero «eccessivamente cautelative». «Queste valutazioni sono sbagliate – ha argomentato Recchi – in primis perchè si tratta di uno scenario in cui in determinate aree l’architettura Fttc sarà progressivamente trasformata in Ftth. In secondo luogo perchè non è condivisibile il principio per cui “più una scelta è a prova di futuro e meglio è”. Gli investimenti di Telecom Italia non devono essere necessariamente a prova di futuro, devono essere sostenibili dal punto di vista industriale e finanziario e in grado di remunerare il capitale degli azionisti che ci affidano i loro risparmi».
Intanto Telecom, tramontate per ora ipotesi di coinvestimento, ha deciso di aumentare da 500 a 700 milioni gli investimenti dedicati all’Ftth nell’arco del piano: l’obiettivo resta coprire 40 città italiane, ma con maggior capillarità. Domani un cda «informativo» approfondirà alcuni temi tra i quali il piano-immobili che, a regime, dovrebbe consentire di un risparmio di costi dell’ordine di 200 milioni all’anno.

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