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Telecom, indagine Antitrust sulla rete

L’Antitrust ha esteso a Telecom Italia un’indagine sui costi di manutenzione delle linee fisse. Il provvedimento — datato 10 luglio e di prossima pubblicazione — si inserisce nella storia che ha condotto l’Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) a tagliare i prezzi di unbundling 2013, cioè quanto gli altri operatori pagano per affittare la linea di Telecom (prezzi che poi sono ribaltati sul canone all’utente finale per telefonia e internet). Al tempo stesso, la mossa dell’Antitrust permette di capire meglio i retroscena di questa decisione Agcom, molto contestata da Telecom Italia al punto da convincerla a uno stop temporaneo dello scorporo della rete fissa.
A quanto risulta aRepubblica,infatti, tutto è cominciato a novembre 2012 con segnalazioni di Wind e Fastweb ad Agcom: sostenevano che i costi di manutenzione indicati da Telecom non erano corretti. Aspetto importante, visto che quei costi contribuiscono a comporre il prezzo finale dell’unbundling e quindi quanto paga l’utente finale. Agcom ha indagato e ha scoperto che i costi subiti da Telecom per la manutenzione erano più bassi rispetto all’anno prima (anche perché il tasso di guasti era calato). Così ha deciso di tagliare l’unbundling di 60centesimi di euro al mese per linea (taglio notevole, se si considera che prima la manutenzione pesava per 2,10 euro al mese). Una decisione per altro che potrebbe essere definitiva, perché secondo le normative comunitarie il semplice cambio di prezzo non dovrebbe richiedere l’approvazione della Commissione europea.
Ma non è finita perché adesso entra in gioco l’Antitrust. Aveva già aperto, a marzo e su denun-cia di Wind, un’istruttoria sulle società di manutenzione utilizzate da Telecom, con l’accusa di praticare, per le linee Telecom, prezzi più alti di quelli di mercato. Ora l’Antitrust ha deciso estendere anche a Telecomquest’indagine. «Nella documentazione acquisita nel corso dell’istruttoria — a quanto si legge nel provvedimento Antitrust — emerge che Telecom Italia avrebbe svolto un ruolo di coordinamento» tra le società dimanutenzione. Sarebbe «un ruolo di raccordo tra le parti, anche in relazione alle posizioni rappresentate (cioè alle condizioni tecniche ed economiche,
ndr.)all’Autorità Garante delle Comunicazioni». Il sospetto èinsomma che Telecom avrebbe istruito le società di manutenzione a indicare ad Agcom prezzi più alti di quelli di mercato, incidendo così anche sui costi di unbundling.
Già una sentenza del Consiglio di Stato di marzo 2013, su ricorsi di Wind e Fastweb e finora passata inosservata, stabiliva che precedenti prezzi unbundling decisi da Agcom andavano rivisti perché non tenevano conto dei reali contratti stipulati tra Telecom e i manutentori delle linee. Dal 2008 al 2012 Agcom ha continuato ad aumentare i prezzi di unbundling (l’ultimo rincaro è per i prezzi 2012). La svolta c’è stata appunto con i prezzi 2013, che sono anche i primi a essere stabiliti dal nuovo Consiglio dell’Agcom, i cui vertici sono cambiati l’anno scorso.
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