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Telecom in rosso, pesa l’impairment

L’impairment test manda ancora in rosso i conti Telecom che, in assenza della svalutazione degli avviamenti, avrebbe chiuso il 2015 con un utile di 150 milioni. Il cda che ha approvato il bilancio non ha preso decisioni su Inwit, perché entrambe le proposte avanzate per l’acquisto di una quota – quella della cordata Cellnex-F2i e quella di EiTowers – necessitano di approfondimenti. Niente di nuovo, infine, sull’eventuale riassetto al vertice, almeno per ora, come confermato uscendo dalla riunione dal consigliere Tarak Ben Ammar. Mentre anche il consigliere Jean Paul Fitoussi ha negato l’intenzione di dimettersi.
I conti Telecom dunque finiscono in rosso per 72 milioni. Questa volta, a differenza delle precedenti, l’impairment non ha rilevato problemi con il goodwill italiano, ancora di 28,5 miliardi, bensì con il Brasile, il cui valore di avviamento, a riflettere il peggioramento del contesto macroeconomico del Paese, è stato abbattuto di 240 milioni a 826 milioni. Escludendo tutti gli oneri non ricorrenti (connessi al buy-back di bond e alla contabilizzazione del convertendo) il risultato netto si sarebbe attestato intorno a 1,4 miliardi, sostanzialmente in linea con l’utile di 1,35 miliardi del 2014. Gli altri dati erano già stati in gran parte anticipati all’esame del preconsuntivo, con ricavi a 19,7 miliardi (-8,6%), Ebitda a 7 miliardi (-20,3%), Ebit a 2,96 miliardi (-34,6%) e indebitamento finanziario netto rettificato a 27,28 miliardi contro i 26,65 miliardi di fine 2014 (il dato contabile è di 28,475 miliardi rispetto ai 28,02 miliardi dell’anno prima). Gli investimenti industriali sono stati pari a 5,2 miliardi, con un aumento di 213 milioni dall’anno prima. All’assemblea del 25 maggio sarà proposta la distribuzione di un dividendo di 2,75 centesimi solo per le azioni di risparmio (per un monte-dividendi complessivo di 166 milioni).
Per Inwit entrambe le offerte vincolanti pervenute non sgravano dai rischi il venditore. Nel caso di Cellnex-F2i il tema è l’Antitrust, dal momento che l’operatore iberico ha già rilevato in Italia le torri mobili di Wind. D’altra parte il business di questo tipo – così come è stato negli Usa – consiste proprio nell’accorpare infrastrutture esistenti, abbattendo i costi con l’eliminazione delle duplicazioni dal momento che ciascun sito è in grado di servire più operatori telefonici. Una complicazione potrebbe essere costituita dal fatto che Telecom, nelle intenzioni, manterrebbe una presenza nel capitale di Inwit, seppur limitata al 15%, e posti in consiglio. L’altra offerta, quella di EiTowers, comporterebbe invece il rischio per Telecom di essere chiamata, insieme all’acquirente, a promuovere un’Opa sul flottante di Inwit, se la Consob dovesse stabilire che esistono gli estremi per l’azione di concerto. In sostanza, EiTowers ha offerto di rilevare una quota inferiore al 30%, sotto quindi la soglia dell’Opa, ma l’operazione comprende il conferimento del migliaio di torri tlc della società del gruppo Mediaset per le quali il cda di Inwit, applicando la procedura parti correlate, ha espresso un interesse preliminare prima che fossero depositate le offerte. Con il passaggio delle torri a Inwit, EiTowers salirebbe in maggioranza relativa, ma senza promuovere un’Opa. Il consiglio si è limitato a conferire mandato al management di approfondire le offerte pervenute. Ma secondo Ben Ammar sarà necessario poi un ulteriore passaggio nel board. Il prossimo cda è previsto per il 12 aprile a Venezia, quando è in programma lo strategy day.
Nella riunione del board di ieri si sarebbe fatto il punto anche su Metroweb, un negoziato che si trascina da tempo e che è rimasto appeso all’incognita regolamentare sui prezzi da applicare alla fibra. Telecom avrebbe voluto ottenere dall’Agcom un parere preventivo in modo da definire il piano industriale per il cablaggio congiunto di 250 città, ma l’Authority presieduta da Angelo Marcello Cardani ha puntualizzato che la procedura per l’esame dell’operazione sarà aperta solo quando ci sarà una notifica formale dell’accordo. Tant’è che Metroweb, stanca di aspettare, ha deciso di andare avanti per conto suo con gli investimenti sulla rete (si veda l’intervista qui sotto all’ad di F2i Renato Ravanelli) .
Uscendo dal cda, il ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine ha ribadito che il gruppo transalpino è salito al 24,9% del capitale perché vuole esercitare il ruolo di azionista di riferimento. «Siamo in una società in cui crediamo – ha sottolineato – e che ha un potenziale importante. Crediamo veramente nello sviluppo strategico di Telecom». Il ceo di Vivendi ha inoltre aggiunto di credere «nell’integrazione tra società di tlc e di broadcasting». De Puyfontaine ha evitato invece di commentare le dichiarazioni di Orange e di rispondere alla domanda se l’ad Marco Patuano godesse della fiducia del board. «Finchè non c’è nulla di negativo, è positivo», ha detto invece sibillinamente a riguardo Ben Ammar.

Antonella Olivieri

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