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Telecom in mano agli spagnoli

MILANO — Convocati i consigli di Intesa e Generali, dopo fitte riunioni tra i soci italiani di Telecom Italia, in vista della cessione del controllo di Telco a Telefonica i cui dettagli dovrebbero essere formalizzati oggi e che hanno fatto salire le azioni del gruppo del 3,4% a 0,59 euro. Gli spagnoli hanno raggiunto un accordo nella notte per un’offerta a rilevare una parte delle quote degli attuali soci a 1 euro per azione e per un aumento di capitale nella finanziaria, che a tendere li porterà ad avere il 70% di Telco: un’operazione in più fasi ma che fin da subito avrà ricadute tali da cambiare per sempre la strategia e il futuro del colosso telefonico. La presa del controllo di Telecom da parte del gruppo presieduto da Cesar Alierta avrà come effetto l’uscita a termine della società italiana dal Brasile, un paese che finora è stato ritenuto strategico oltre che l’unico a offrire potenzialità di crescita per il gruppo. Inoltre, con Telefonica in maggioranza, sarà difficile per Telecom massimizzare il ritorno dalla vendita di Tim Brasil perché gli eventuali compratori dovrebbero rilevarla dalle mani di un socio obbligato a fare uno spezzatino per motivi antitrust (Telefonica possiede già il primo operatore carioca, Vivo). L’obiettivo di Alierta è ovviamente quello di consolidare la leadership di Telefonica nel maggiore mercato sudamericano e non certo vendere al miglior offerente il secondo asset di Telecom. Toccherà quindi ai consiglieri indipendenti della società italiana gestire questo delicato processo, anche se è probabile che l’operazione non si svolgerà entro la scadenza di questo cda. Non a caso Telco dovrebbe allungare di sei mesi la scadenza del suo patto, che altrimenti si sarebbe sciolto in primavera in concomitanza con la scadenza degli attuali vertici. La futura vendita di Tim Brasil non risolve i problemi attuali del debito Telecom, poiché in mancanza di informazioni sicure sull’incasso finale, S&P e Moody’s non potranno tenerne conto ai fini del rating. Pertanto, anche in presenza di un passaggio di Telco a Telefonica, Telecom resta esposta al rischio di veder ridotta la qualità dei suoi debiti a spazzatura. Sotto il profilo dell’occupazione invece, Telefonica ha già esternalizzato i suoi servizi di call center, un’attività che il cda Telecom convocato per il 3 ottobre vorrebbe separare
in una società ad hoc. Questa area che occupa 12mila dipendenti costa alla Telecom il 30% in più rispetto ai servizi acquistati da terzi e già in passato l’ad Marco Patuano aveva parlato di massimizzarne l’efficienza. Infine lo scorso maggio Alierta aveva deciso di disertare il cda in cui Telecom deliberò di scorporare la rete, mentre il suo uomo di fiducia, Julio Linares, si era astenuto dalla votazione. Pertanto l’arrivo degli spagnoli al timone del gruppo potrebbe rimettere in discussione il processo di separazione della rete fissa.
E a questo riguardo ieri si è consumata l’ennesima querelle dopo che il commissario dell’AgCom Antonio Preto ha paventato la possibilità di verificare se ci siano le condizioni «per imporre lo scorporo come rimedio a garanzia della parità di accesso». Immediata la risposta del vice ministro delle Attività Produttive, Antonio Catricalà secondo cui non ci sarebbero gli estremi per uno «scorporo coatto» e per cui l’uso della «golden share farebbe perdere
valore a Telecom».

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