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Telecom in caduta: la Borsa teme il caos sul rafforzamento

Gli analisti ritengono che Telecom Italia difficilmente riuscirà a varare un aumento di capitale. Con il blitz di Telefonica, è complicato che si realizzino le condizioni per approvarlo in Cda. Eppure dopo le parole di Franco Bernabé al Senato ieri mattina («un aumento di capitale consentirebbe di ridare solidità finanziaria al gruppo»), la Borsa ha iniziato a punire il titolo Telecom come se credesse veramente a questa eventualità: dopo una sospensione al ribasso, Telecom ha infatti chiuso in calo del 4,67% con circa l’1,9% del capitale passato di mano. Il realtà il titolo è caduto non solo per l’ipotesi di una ricapitalizzazione, ma soprattutto per l’incertezza sulla strategia futura. È per questo che, dopo una partenza positiva, anche sui bond di Telecom Italia – che invece avrebbero dovuto apprezzare l’ipotesi di ricapitalizzazione – si sono scatenate le vendite.
Il vero pericolo, per la Borsa e soprattutto per il mercato obbligazionario, è infatti un altro: il rischio di declassamento del rating. Moody’s, che ha sotto osservazione la sostenibilità del debito Telecom, potrebbe abbassare il suo giudizio fino a portarlo nel settore high yield (alto rischio e rendimento) già a novembre. Se questo accadesse, molti fondi verrebbero indotti a vendere le obbligazioni Telecom: questo aumenterebbe i rendimenti e dunque il costo del finanziamento per il gruppo tlc. Per evitare questa eventualità servirebbe un rafforzamento patrimoniale: un aumento di capitale oppure la vendita di Tim Brasil. Quest’ultima potrebbe ipoteticamente fruttare da 5,9 miliardi (prezzo di mercato) fino a 8,9 miliardi (se la società venisse ceduta a un valore equivalente a 7 volte il margine operativo lordo). Il problema è che Bernabé spinge per la prima opzione, mentre il nuovo azionista di riferimento Telefonica per la seconda. Questo rende difficilmente praticabile la ricapitalizzazione («a meno che non scenda in campo la politica a convincere il Cda», sostiene un analista), ma anche la cessione di Tim Brasil ha tempi lunghi ed esito incerto.
Morale: è molto probabile – ritengono gli analisti – che Telecom venga declassata da Moody’s, perché difficilmente riuscirà a rafforzare il proprio patrimonio in tempi brevi. Il blitz di Telefonica – scrivono gli esperti di Berenberg – «riduce le possibilità di ricapitalizzazione e aumenta l’incertezza su come Telecom Italia possa risolvere i propri problemi di bilancio». E opinioni simili accomunano altri analisti: quelli di Kepler Cheuvreux credono che Bernabé proporrà un aumento di capitale in Cda il 3 ottobre, ma ritengono difficile che otterrà l’approvazione. Ecco perché su Telecom si è scatenata la bufera di Borsa: la sensazione di tutti è che il cambio della guardia in Telco regali tanti benefici agli azionisti della scatola che controlla il 22,4% di Telecom, ma non porti alcun vantaggio né per il gruppo telefonico (che anzi piomba nell’incertezza sul rafforzamento patrimoniale) né tanto meno per i piccoli azionisti. Insomma: di motivi per vendere azioni e bond, dopo un attenta valutazione dell’operazione Telefonica-Telco, ce ne sono.
La bufera borsistica (su cui la Consob ha acceso un faro e su cui il presidente Vegas parlerà oggi in Parlamento) è stata quindi generale. Le azioni risparmio hanno perso il 4,56%. Tim Brasil è scivolata di oltre il 5% (dopo due giorni di forte rialzo). In lieve rialzo, invece, Telefonica: +0,35 per cento.

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