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Telecom, il governo muove su rete e Opa

Per rendere più difficile e più costosa la corsa degli spagnoli di Telefonica verso il controllo di Telecom Italia scende in campo il governo. L’intenzione è di varare al più presto il regolamento per la golden power estendendolo anche alla telefonia, in modo da creare le condizioni giuridiche per lo scorporo della rete. Nelle more della riunione del consiglio dei ministri, in bilico oggi visto il clima politico bollente, il regolamento potrebbe essere licenziato con un Decreto del presidente del consiglio (un Dpcm), dribblando così un passaggio collegiale necessario per altre ipotesi. L’esecutivo sta pensando anche di cambiare l’attuale normativa sull’offerta pubblica di acquisto (Opa) lasciando agli statuti delle singole aziende la facoltà di fissare una soglia inferiore al 30% per far scattare l’obbligo dell’Opa o comunque ogni volta che si verifica un effettivo «change of control» della società.
La bozza sulla golden power circolava già ieri pomeriggio ed è sostanzialmente la fotocopia di quella già prevista dal governo Monti ora rafforzata anche per il settore telefonico che viene definito «asset strategico del Paese». In particolare vengono citate le reti e gli «impianti utilizzati per l’accesso agli utenti finali rientranti negli obblighi del servizio universale». Un settore sensibile dunque anche per il direttore del Dis (Dipartimento per le informazioni di sicurezza) Giampiero Massolo che ieri ha condiviso l’allarme lanciato dal Copasir (comitato parlamentare sui servizi) sulla sicurezza derivanti dall’affare Telecom. Nel dossier dei servizi si sostiene che «per attuare i controlli necessari alla sicurezza del Paese è molto più agevole interfacciarsi con strutture nazionali».
La partita dunque si complica. In merito alla modifica della legge sull’Opa, idea avanzata dal senatore Pd Massimo Mucchetti (e che ieri ha rilanciato annunciando un atto di indirizzo del Senato per difendere gli azionisti di minoranza), è stato il sottosegretario al Tesoro Alberto Giorgetti – in audizione al Senato al posto del ministro Fabrizio Saccomanni – a spiegare che Palazzo Chigi sta studiando il dossier precisando che vede più probabile la definizione di una soglia più bassa del 30% e «non desiderabile quella di fatto».
Giuseppe Vegas, presidente della Consob, in Senato ha sostenuto che al momento non «esistono le condizioni per cui Telefonica debba lanciare un’Opa». Ma, facendo un paragone con l’attuale normativa europea, ha spiegato che ci sono 4 Paesi (tra cui la Spagna) che derogano dalla soglia fissa del 30%. In particolare la legge spagnola prevede l’obbligo di Opa quando la nuova governance (anche inferiore al 30% del capitale) dimostra il controllo di fatto nominando la maggioranza degli amministratori nei 24 mesi successivi. Naturalmente Vegas ha anche detto che un’eventuale modifica della attuale legge sull’Opa non deve essere retroattiva. Un rischio che, ha detto Vegas, non viene corso se la nuova legge viene fatta prima del 31 dicembre cioè quando scatta per Telefonica la possibilità di acquistare per cassa tutte le azioni dei soci italiani in Telco. Vegas ha ricordato che nella prima bozza del Testo unico elaborata nel 1997 dall’allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi era previsto l’abbassamento della soglia fino al 15% per far scattare l’Opa.

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