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Telecom ignora Moody’s e vola in Borsa

Il downgrade di Moody’s a junk bond , titoli spazzatura, sembra avere portato fortuna a Telecom Italia. Ieri il titolo, dopo una partenza difficile ha iniziato a correre prima sull’ingresso nel capitale di Blackrock, salito al 5,13%, e poi sulle voci pubblicate da Bloomberg della cessione di Tim Brasil. L’azione è stata anche sospesa per eccesso di rialzo e, nonostante la smentita del gruppo («non è in corso alcun processo formale o informale per la cessione della propria partecipazione in Tim Partecipaçoes») il titolo ha archiviato un guadagno del 6,24% in Borsa.
A livello di governance la giornata è passata senza novità sostanziali. Non ci sarebbe stato ancora nessun incontro formale tra i soci italiani di Telco e l’amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi. Il manager è l’unico candidato effettivamente in corsa per il dopo Bernabè ed è considerato l’uomo con le giuste competenze. Tant’è che l’agenzia di cacciatori di teste di cui si è parlato per un possibile screening dei candidati non è stata nemmeno individuata per adesso.
È invece precedente al passaggio delle quote di Telco a Telefonica un contatto di alcuni dei soci con il banchiere Claudio Costamagna. Ma i colloqui erano stati bloccati con il cambio repentino di azionariato e non sono stati riattivati.
Intanto ieri il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare i tre regolamenti sulla golden power (manca il quarto, quello attuativo). Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi. «Il Consiglio dei ministri non ha approvato alcun esercizio dei poteri speciali ma ha definito il quadro normativo nell’ambito del quale, in futuro, potranno essere esercitati questi poteri», ha spiegato Patroni Griffi. I regolamenti sono Dpr, decreti della presidenza della Repubblica, «che riguardano le procedure per l’attivazione dei poteri speciali nei settori della difesa e della sicurezza nazionale e nei settori strategici dei trasporti, energia e telecomunicazioni, e uno che individua gli ambiti in cui potranno essere esercitati questi poteri».
Sempre ieri è emerso che Telefonica (che negli scorsi giorni era stata sentita dalla Consob sulla valorizzazione di 1,1 euro delle azioni Telecom) dovrà pagare agli azionisti italiani un compenso commisurato alla minore capitalizzazione di Telco, se non dovesse sottoscrivere il secondo aumento di capitale riservato da 117 milioni di euro che porterebbe la sua quota nella holding al 70%.
Secondo l’estratto dell’accordo, l’ammontare che la società iberica dovrà pagare a ciascun beneficiario sarà pari «all’importo di euro 60 milioni moltiplicato per la percentuale di azioni A detenuta da tale azionista A in rapporto al numero complessivo di azioni A emesse da Telco immediatamente prima del perfezionamento di detta scissione».

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