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Telecom, i piani di H3G «Interessati al controllo»

Babbo Natale non esiste. Il gruppo Hutchinson Whampoa è interessato a un’integrazione con Telecom Italia, conferendo 3 Italia, ma a patto di diventare l’azionista di riferimento. Le condizioni del gruppo di Hong Kong, che si picca di battere bandiera “anglo-canadese”, sono riassunte in un breve documento a punti, già da qualche tempo sul tavolo del gruppo presieduto da Franco Bernabè che domani affronterà un impegnativo consiglio per discutere dell’ipotesi di integrazione con il quarto operatore mobile italiano.
Condizioni che Il Sole-24 Ore è stato in grado di ricostruire con fonti dirette vicine al dossier. La premessa è che il gruppo H3G considera l’operazione solo in un’ottica “amichevole” e non ostile: dunque nessun acquisto di azioni sul mercato, ma solo deal condivisi. Per questo qualche mese fa erano stati sondati i soci italiani di Telco per segnalare che se c’era l’intenzione di vendere da una parte, dall’altra c’era l’interesse a comprare. E al prezzo di 1,2 euro per azione, esattamente il valore al quale è stata svalutata la partecipazione in Telecom. Ma, a parte la cauta apertura di Intesa-Sanpaolo (che forse non è intenzionata a vendere), la risposta da parte degli altri azionisti, il fronte Mediobanca-Generali, è stata: «Non siamo disponibili a operazioni squilibrate». Non c’è disponibilità a considerare operazioni che non siano vantaggiose per Telecom solo per consentire al piano superiore di disimpegnarsi dall’investimento. Così H3G è ripartita da Telecom, con la quale da anni ci sono contatti, per verificare la fattibilità di un progetto industriale. 3 Italia ci crede, tant’è che ha individuato Telecom come suo unico interlocutore – Wind e Vodafone non sono attualmente al tavolo – trovando l’interesse del presidente esecutivo Franco Bernabè ad approfondire il tema.
E da qui inizia la storia, anche se Telecom ha riprecisato ancora ieri su sollecitazione Consob che ci sono solo contatti preliminari e non vincolanti e se Telco, a sua volta, ha fatto sapere con un comunicato che non ci sono stati contatti sul tema (l’integrazione con 3), nè che sono stati ricevuti o scambiati documenti. I punti che sono stati messi nero su bianco riguardano in effetti un documento di lavoro di H3G, non una missiva indirizzata al presidente o al consiglio di Telecom, e che servono a individuare un percorso. La valutazione di base di 3 Italia, fatta dalla parte conferente, è dell’ordine di 2 miliardi, considerato che la compagnia ha chiuso il 2012 con un Ebitda di 264 milioni nell’ambito di un trend positivo, ma soprattutto che le proiezioni sul 2013 indicano un margine operativo lordo di 300-400 milioni, cui applicare un multiplo di 6 volte. Il gruppo che fa capo a Li Ka Shing non è però interessato a vendere per contanti, bensì a un’operazione industriale di integrazione cementata da uno scambio azionario, valutando le azioni Telecom allo stesso prezzo di carico di Telco, purchè il risultato finale sia una quota di maggioranza relativa non superiore al 29,9%, per evitare l’Opa. Per questo, al conferimento di 3 Italia, il progetto contempla l’acquisto delle quote Telco dei soci italiani che volessero uscire. E Telefonica? Secondo i patti avrebbe la prelazione sulle quote degli altri azionisti: in questo schema o comprerebbe o accetterebbe H3G come nuovo socio all’interno di Telco. Tertium non datur. Il gruppo presieduto da Cesar Alierta però ieri, tramite un portavoce, si è affrettato a precisare che quello in Telecom non è un investimento finanziario, bensì industriale e di lungo termine. Come dire: non molliamo. Intanto oggi è in programma un cda di Telco, come di routine prima dell’assemblea, che per Telefonica potrebbe essere l’occasione di un chiarimento con gli altri interlocutori italiani.

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