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Telecom, i gestori attaccano Vivendi

MILANO.
L’incursione di Vivendi nel cda di Telecom Italia non piace ai fondi e agli investitori istituzionali presenti nel suo capitale. Con una lettera firmata dal coordinatore del Comitato dei gestori, Marco Vicinanza, e condivisa dai fondi Apg, Fil, Jp Morgan, Legal & General, Standard Life, i gestori sottolineano come l’allargamento a 17 dei membri del cda e la nomina di tre uomini su quattro aventi incarichi operativi nel gruppo Vivendi, «solleva alcune criticità con riferimento ai nuovi assetti di governance della società». In pratica si verrebbe a diluire la rappresentanza del mercato nel cda di Telecom, in quanto tre consiglieri su 17 pesano meno di un sesto del totale. Inoltre si verrebbe a realizzare la presenza «di tre figure apicali, con ruoli esecutivi, del gruppo Vivendi, svincolate dal divieto di concorrenza ai sensi dell’art. 2390 codice civile, che si aggiungerebbe all’altro componente del consiglio di sorveglianza di Vivendi, già presente ». Quest’ultimo riferimento è per Tarak Ben Ammar che all’ultima assemblea è stato eletto nella lista Telco ma successivamente è entrato a far parte, chiamato da Vincent Bollorè, del cds di Vivendi.
I gestori, poi , nella loro lettera ricordano un particolare interessante. In occasione del rinnovo dell’aprile 2014, era stato dichiarato dalla società, del suo ad e da Telco, che il nuovo board non avrebbe compreso alcun rappresentante dei soci rilevanti. E così Assogestioni si limitò a presentare una lista di tre soli nominativi, «fiduciosi che le rassicurazioni in tal senso sarebbero state mantenute, pur consapevoli del fatto che la loro lista avrebbe potuto ottenere la, o avvicinarsi alla, maggioranza dei voti in assemblea». E in effetti così si verificò: nell’aprile 2014 la lista Assogestioni ricevette la maggioranza dei voti ma potè inserire in cda solo i tre membri della sua lista, mentre i consiglieri Telco vennero poi votati uno ad fino a rappresentare la maggioranza, nove su tredici. Ora se passasse la proposta di Vivendi si arriverebbe al paradosso che la lista più votata in assemblea sarebbe anche la meno rappresentata.
Dunque, a questo punto, Assogestioni chiede al presidente Giuseppe Recchi e all’intero consiglio di esprimersi formalmente in merito a: 1) l’effettiva necessità di portare il numero dei consiglieri a 17; 2) l’opportunità che siedano nel board tre rappresentanti operativi di un socio qualificato di “influenza notevole” che sarà così in grado di esercitare un’influenza ancora maggiore rispetto a quella derivante dalla quota Telecom in suo possesso, senza aver lanciato un’Opa; 3) l’opportunità di svincolare dal divieto di concorrenza i tre candidati che svolgono le funzioni di Ceo, Cfo e direttore operativo di Vivendi. Oggi si riunisce il cda Telecom e si spera arrivino le risposte a tali spinose domande.
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