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Telecom, i fondi pronti a dire no a Vivendi in cda

La società di consulenza Iss consiglia ai soci di Telecom Italia di votare contro la proposta di Vivendi di allargare il cda per far posto a quattro rappresentati del gruppo francese. Sì invece dal proxy advisor alla conversione delle azioni di risparmio all’assemblea del 15 dicembre, in linea con l’indicazione già data da Frontis. Tutto questo mentre Assogestioni chiede a Vivendi di fare chiarezza sulle finalità della richiesta di ingresso nel board e il numero uno del gruppo Marco Patuano esclude contatti con Orange nell’ambito di un possibile scenario di consolidamento.
Si sta dunque confermando la divergente visione dei fondi azionisti rispetto alle volontà del primo socio del gruppo tlc. Il gruppo francese, forte del suo 20%, ha infatti chiesto la nomina di quattro rappresentanti, il suo ceo Arnaud de Puyfontaine, il cfo Hervè Philippe, il coo Stephane Rousell e l’indipendente Felicité Herzog. Ma la reazione dei fondi non si è fatta attendere. A loro avviso eccessivo è l’allargamento e troppi sono anche i posti che chiede Vivendi, già socio qualificato di «influenza notevole» che diventerebbe in grado di esercitare una influenza ancora maggiore senza aver lanciato un’offerta pubblica d’acquisto.
Continua pagina 37 Marigia ManganoContinua da pagina 35 Posizione, quest’ultima, condivisa da Frontis Governance, che nel predisporre l’indicazione di voto in vista dell’assemblea, nei giorni scorsi si è espressa contro l’ingresso dei rappresentanti di Vivendi, una richiesta ritenuta eccessiva in funzione del 14% post-conversione che i francesi si troverebbero a detenere. Anche l’associazione dei piccoli azionisti, Asati, si è detta contraria. E ieri è stato il turno di Iss. Peraltro pare che anche il terzo proxy advisor, Glass Lewis, abbia la stessa posizione di Iss. Tornando a quest’ultimo, il proxy advisor ha motivato il no categorico all’ingresso dei rappresentanti francesi nel board con alcune considerazioni. Primo, «la nomina dei quattro candidati di Vivendi andrebbe a invertire alcuni dei cambiamenti positivi che sono stati attuati dalla società al momento dell’ultimo rinnovo del consiglio, cioè la riduzione delle dimensioni del board, l’aumentato livello di indipendenza e un maggior livello di rappresentanza degli azionisti di minoranza». Per la società di consulenza non è chiaro poi il contributo a migliorare la gestione. Se venissero nominati i candidati proposti da Vivendi, si osserva, il tasso di indipendenza del cda di Telecom scenderebbe dal 69% al 53% e verrebbe anche diluita la presenza degli azionisti di minoranza, ovvero i tre componenti eletti dalla lista Assogestioni. Inoltre, spiega un documento diffuso ieri, «quando un azionista presenta una proposta di cambiamento del board, ci si aspetta che questo azionista dimostri che tale cambiamento è necessario, come pure che i suoi possono dare sostegno a tale necessario cambiamento». In questo caso, spiega Iss, «Vivendi propone tre dei suoi manager senza spiegare come potrebbero contribuire a una migliore gestione della società». Tanto più, si sottolinea, che la loro presenza diluirà la rappresentanza nel consiglio degli investitori istituzionali. In conclusione, la raccomandazione è di un voto contrario alle quattro proposte di Vivendi «sulla base di considerazioni di corporate governance e in assenza di una forte logica sulla necessità di cambiare il cda».
Proprio la “logica” e più in generale le strategie del gruppo d’Oltralpe sono alla base delle richieste avanzate ieri dal comitato dei gestori di Assogestioni che ha scritto a Vivendi chiedendo di fare chiarezza sulla richiesta di ampliare il board di Telecom. Il comitato in particolare in una lettera inviata all’ad Arnaud de Puyfontaine e al presidente Vincent Bolloré chiede che il gruppo francese comunichi al mercato tra le altre cose «se la vostra intenzione sia di avviare una influenza significativa sulla società, anche in vista di ulteriori operazioni quali, ad esempio, una possibile integrazione tra i due gruppi, dubbio che emerge considerando che i candidati che avete proposto sono figure apicali del gruppo Vivendi (tre su quattro con incarichi esecutivi ) che si aggiungeranno al consigliere già in carica» (Tarak Ben Ammar, ndr).
Quanto infine alle voci di un imminente rafforzamento del gruppo presieduto da Bolloré, ieri Patuano ha detto che «con Vivendi non abbiamo avuto nessun contatto, nessuna comunicazione» in merito ad un possibile aumento della quota del gruppo francese in Telecom Italia. L’amministratore delegato è anche tornato sul processo di vendita del 45% della società delle torri Inwit, sottolineando che «ancora non ci sono proposte, il processo è iniziato da poco e normalmente si arriva in prossimità dei tempi della scadenza». Per quanto riguarda infine eventuali contatti con Orange, Patuano ha buttato acqua sul fuoco: «Non so cosa stiano facendo, ma non abbiamo avuto nessun contatto con Orange o con rappresentanti di gruppi di tlc che possano essere interessati al consolidamento europeo».
Ieri in Borsa Telecom ha segnato un calo dello 0,6%.

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