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Telecom, i cinesi puntano al 29,9%. I grandi soci: nessun contatto

MILANO — Il progetto di un’alleanza tra Telecom Italia e Hutchison Wampoa (H3g e 3 Italia) con tanto di scambio azionario che porterebbe i cinesi fino al 29,9% del gruppo telefonico ieri ha dato nuovamente una scossa al titolo, che ha chiuso con un +3,83% a 0,59 euro. Domani la proposta avanzata dal colosso di Hong Kong sarà portata a conoscenza del consiglio di amministrazione dal presidente Franco Bernabè. Lo ha ribadito ieri il gruppo italiano: «Sono in corso contatti preliminari non vincolanti, volti a verificare la fattibilità di un percorso di integrazione». Ma Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e gli spagnoli di Telefonica, cioè i soci riuniti in Telco, la holding che ha il 22,4% di Telecom Italia, per il momento puntano i piedi. Oggi si riunisce il consiglio di Telco in preparazione, come di consueto, dell’assemblea di Telecom.
Ieri sera su richiesta della Consob Telco ha sostenuto in una nota di non avere «avuto alcun contatto, neppure informale, con il gruppo Hutchison Whampoa o con Telecom Italia e che non sono stati ricevuti o scambiati documenti sul tema in oggetto». E ha aggiunto che «per quanto di nostra conoscenza, gli azionisti di Telco non hanno avuto recenti contatti, neppure informali, con il gruppo Hutchison Whampoa o con Telecom Italia, né sono stati scambiati documenti, sul tema in oggetto». Nel corso della giornata si era fatta avanti solo Telefonica, primo socio di Telco: quello in Telecom «è un investimento di natura industriale e non finanziaria e di lunga durata», aveva fatto sapere di fronte alle indiscrezioni che la vorrebbero pronta a cedere alle lusinghe del magnate Li Ka Shing vendendo le azioni dopo una partecipazione in Italia che in sei anni non ha prodotto le sinergie sperate e anzi ha comportato circa 1 miliardo di perdite per Madrid.
Domani il consiglio dovrebbe dunque limitarsi a incaricare il management Telecom di approfondire la proposta di nei suoi aspetti industriali e finanziari. Per Telecom si tratta della seconda proposta di integrazione portata in consiglio da Bernabè, dopo quella avanzata mesi fa dal magnate egiziano Naguib Sawiris, interessato a mettere sul piatto fino a 3 miliardi di aumento riservato, ma finita presto in un nulla di fatto.
La lettura tra gli operatori e anche tra fonti direttamente coinvolte è che l’operazione non sia così agevole: innanzitutto c’è un tema di valutazione: H3g è stimata tra 1,5 e 2,5 miliardi, ma pur avendo il 9,5% del mercato, infrastrutture e frequenze non ha mai chiuso in utile un bilancio. Poi ci sono da affrontare gli impatti di governance e le varie opzioni di realizzazione (fusione con conferimento di 3 Italia, aumento di capitale riservato, acquisto delle azioni da Telco o dai soci che volessero uscire, o anche sul mercato) e di valutazione delle azioni Telecom, se ai prezzi di mercato o al valore di carico (già più volte svalutato) di Telco, pari a 1,2 euro. Su questo sono al lavoro gli advisor legali e finanziari, Gianni Origoni Grippo Cappelli e Rothschild per Telecom, e Bonelli Erede Pappalardo e Goldman Sachs per i cinesi. Ci sarebbero quindi da considerare le difficoltà antitrust di un colosso che avrebbe il 46% circa del mercato della telefonia mobile in Italia. Inoltre l’assenza di un governo in Italia rende impossibile avere un’interlocuzione sul tema delicato della rete fissa. Dal fronte Telco filtra solo che non sarà accettata una proposta che salvaguardi gli interessi finanziari dei soci, quale sarebbe una proposta di acquisto a 1,2 euro.
L’operazione Telecom- 3 Italia può fare leva da un punto di vista strategico sulla necessità di un consolidamento del mercato nazionale, che viene considerato dagli operatori come troppo frazionato (sono 4 gli operatori con frequenze) a fronte dei pesanti investimenti necessari per le nuove tecnologie, ma resi ancora più difficili dal calo dei ricavi (la sola Telecom nel mobile ha registrato un -8%), e dall’imponente indebitamento — 28,3 miliardi di euro — del gruppo.

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