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Telecom ha venduto l’Argentina e S&P declassa il titolo a spazzatura

Dopo una trattativa serrata durata pochi giorni, Telecom Italia ha venduto Telecom Argentina per 960 milioni di dollari alla Fintech del finanziere messicano David Martinez. Un’operazione annunciata dall’ad Marco Patuano nel suo piano industriale del 7 novembre e che non incide sul debito complessivo della società ma permette di incamerare risorse da destinare agli investimenti in Italia. «Con la vendita della nostra quota detenuta in Telecom Argentina ci siamo già dotati in pochissimi giorni di metà delle risorse previste dal piano per il rafforzamento patrimoniale. Quello di cui ha bisogno in questo momento la società sono fatti concreti», ha detto Patuano in una pausa delroadshow a New York. «Abbiamo fatto una scelta: cedere un asset potenzialmente interessante ma che non offriva contributi concreti, per rafforzarci patrimonialmente e puntare allo sviluppo». Patuano sostiene che la scelta è stata dettata dal rischio di svalutazione ulteriore del peso e dall’impossibilità di utilizzare la cassa e gli utili della controllata argentina, visti i forti vincoli valutari del paese. In cda hanno votato a favore i consiglieri indipendenti Sentinelli, Egidi, Fitoussi anche perchè Barclays, l’advisor nominato dagli stessi indipendenti, ha rilasciato la sua certificazione sulla correttezza del prezzo, anche se questo non incorpora un premio di maggioranza rispetto ai valori di Borsa, peraltro cresciuti molto negli ultimi mesi. Zingales e Calvosa hanno invece votato contro, il primo per mancanza di sufficienti informazioni,la seconda perché non ha riscontrato una completa “terzietà” di tutte le parti, evidenziando il legame tra Generali (socia di Telco) e la famiglia Wertheim (socia di Telecom Argentina) nel paese sudamericano.
Nonostante gli sforzi di Patuano, Standard & Poor’s ieri sera ha declassato a “spazzatura” il debito di Telecom. L’agenzia di rating considererà la vendita dell’Argentina soltanto quando vi sarà l’incasso e il rafforzamento da 1,3miliardi del convertendo non prima di fine 2014. Inoltre, gli analisti di S&P credono che «l’Ebitda di Telecom continuerà a scendere nei prossimi due anni» a causa delle condizioni concorrenziali e macroeconomiche delpaese e che la «governance continuerà a pesare negativamente, poiché è difficile prevedere l’impatto strategico e potenzialmente di controllo della spagnola Telefonica ». In un’intervista rilasciata ieri alSole 24 Ore, il numero uno Cesar Alierta ha tenuto a precisare che Telefonica non ha intenzione di salire oltre il 15% del capitale di Telecom, che Telco rimarrà in piedi e che i soci italiani non usciranno prima di febbraio 2015. Dichiarazioni che non hanno convinto più di un osservatore. «Non vedo nessuna rassicurazione credibile nelle parole del presidente di Telefonica, contano i fatti, non possiamo fidarci di lui», ha detto il senatore del Pd Massimo Mucchetti, che si sta battendo per cambiare la legge sull’Opa. «Alierta dice che non è un problema se Telecom non vende Telecom Argentina – incalza Mucchetti – poche ore prima di una vendita a prezzo vile, che grida vendetta. Chi si fida di lui se ne assume la responsabilità». E anche un esperto di tlc come Vito Gamberale ha usato parole di fuoco contro gli spagnoli. «La somma del debito di Telecom e di Telefonica è pari a 100 miliardi», ha detto l’ad di F2i. «Gli spagnoli tendono a pagare i debiti propri con il cash flow degli altri. Stanno peggio di noi e questo è il motivo per cui mi opposi all’epoca all’acquisizione di Autostrade da parte di Abertis».
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