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Telecom, governo in campo sulla rete

ROMA — «Per le telecomunicazioni uno scenario come quello della rete elettrica o della rete gas, non è da escludere. Non ci stiamo lavorando, ma lo abbiamo preso in considerazione. Non si sa mai». A Palazzo Chigi si raccolgono considerazioni non ufficiali, ma significative. Sarà il campanello d’allarme che si è accesso con l’intervento del fondo americano BlackRock, e dunque per l’incertezza estrema della governance che verrà. O forse è anche per lo stato della rete, definito «drammatico» dai sindacati. Di sicuro nelle ultime riunioni si è discussa anche l’extrema ratio: obbligo di separazione societaria, o addirittura di vendita, per la rete Telecom.
Lo scenario incrocia i lavori del team di esperti voluti dal premier, coordinati dal commissario per l’attuazione dell’Agenda digitale, Francesco Caio. Hanno il compito di valutare le capacità effettive del Paese rispetto agli impegni europei da attuare entro il 2020. Stanno incontrando le principali imprese di telecomunicazione (fissa e mobile) che operano in Italia. Ma particolare attenzione viene dedicata alle capacità e ai progetti d’investimento, finanziari e tecnologici, da parte di Telecom Italia, in particolare sulla rete a banda larga e ultralarga.
Si cercano, in sintesi, garanzie. Condizioni necessarie per lo sviluppo economico e la competitività del Paese. La confusione societaria di Telecom Italia ovviamente non aiuta a chiarire le idee. E anche i primi contatti fra la squadra voluta da Letta e l’azienda controllata da Telco sono stati difficili: «Oggi, dopo tre incontri, si è arrivati ad uno scambio di informazioni soddisfacente; non si può dire lo stesso dei primi passi: c’è stata, all’inizio, scarsa collaborazione».
Due giorni fa, da Bonn, è arrivata una notizia che a Palazzo Chigi non è passata inosservata: la commissione sui monopoli in Germania ha invitato lo Stato a disfarsi delle partecipazioni in Deutsche Telekom per evitare un conflitto di interessi. Secondo la commissione il governo, che detiene il 32% dell’azienda, è in conflitto di interessi perché controlla quote della società e nello stesso tempo deve garantire una giusta concorrenza.
La notizia dimostra che altrove si muovono in modo deciso, in un settore strategico. In Italia un obbligo di separazione societaria, o di vendita, dovrebbe arrivare dall’Agcom e a Palazzo Chigi non lo considerano un problema: «Al termine dei lavori del team coordinato da Caio potrebbe partire una verifica sul campo da parte dell’Autorità, diretta a pretendere un certo livello di investimenti da parte di chi fornisce il servizio universale».
Insomma, come ha detto Letta, il governo «è pronto ad usare tutti i mezzi disponibili per assicurare la tempestiva attuazione dei piani di sviluppo annunciati». Se dovesse essere necessario, anche quelli estremi.

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