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Telecom, Fossati muove e va in Consob

Marco Fossati è stato ascoltato ieri in Consob. L’incontro, già programmato nei prossimi giorni nell’ambito del monitoraggio condotto dall’Authority su Telecom, è stato anticipato su richiesta dello stesso Fossati che ha voluto spiegare i motivi della richiesta di convocazione dell’assemblea per la revoca degli amministratori espressi da Telco. Motivi che sono stati riassunti nel comunicato Findim, la holding di famiglia titolare di poco più del 5% di Telecom. «Tale richiesta – spiega dunque la nota – è giustificata dagli effetti attuali e potenziali dell’operazione Telco, annunciata al mercato il 24 settembre e già parzialmente eseguita nella medesima data, che, per la sua rilevanza e per i suoi possibili futuri sviluppi, appare idonea a produrre immediati condizionamenti sulla gestione di telco, con inevitabili riflessi in Telecom Italia, in particolare sulle modalità di gestione e sulla definizione degli indirizzi strategici di quest’ultima». «Particolarmente delicato nella prospettiva dell’interesse sociale – prosegue il comunicato – è il condizionamento che il nuovo assetto proprietario di Telco potrà esercitare nella gestione delle partecipazioni detenute dalla società nei mercati (Brasile e Argentina) sui quali sussiste una forte presenza di Telefonica, socio di maggioranza di Telco». In sostanza, il dito è puntato contro il latente conflitto d’interessi di Telefonica che, dopo le modifiche degli accordi in Telco, avrebbe “contagiato” anche i soci italiani della holding: Mediobanca, Generali e Intesa-Sanpaolo, che hanno concesso agli spagnoli l’opzione a rilevare le loro quote residue (poco meno del 62% della partecipazione originaria) a partire dal 1° gennaio dell’anno prossimo, hanno tutto l’interesse che l’operazione vada avanti.
In Telco la mossa di Fossati ha destato qualche sorpresa, dato che, secondo fonti dell’azionariato, i nuovi accordi con gli spagnoli gli erano stati illustrati tempestivamente, senza registrare particolari reazioni. «Personalmente non me l’aspettavo – ha commentato il dg di Intesa e consigliere Telecom Gaetano Miccichè – ma comprendo le ragioni di Fossati perché è un azionista che ha investito tanti denari da diversi anni».
Ora, la richiesta di Findim, avanzata si sensi dell’articolo 2367 del codice civile, non può essere sindacata dal cda che, secondo la legge, dovrà riunirsi «senza ritardo». Termine sufficientemente vago che, nell’applicazione più “fair”, si tradurrebbe in cinque-dieci giorni, ma che dalla giurisprudenza risulta compatibile anche con un mese. Trascorrerebbero poi almeno altri 40 giorni per l’effettiva convocazione dell’assemblea. Poichè è già in calendario un board il 7 novembre, potrebbe essere quella l’occasione utile, salvo che non si decida di convocare il consiglio anche prima per evitare di finire a ridosso di Natale.
Mentre resta l’incognita del probabile rimescolamento dell’azionariato nel fermento dei volumi delle ultime settimane (da inizio settembre gli scambi hanno interessato i tre quarti del flottante), si stanno organizzando anche i piccoli azionisti. L’Asati (azionisti-dipendenti) ha fatto sapere di avere raddoppiato le adesioni in una settimana, raggiungendo lo 0,75% del capitale, dopo aver lanciato il progetto «Portiamo 50mila deleghe in assemblea» e aver contattato i primi 5mila azionisti privati. Il bacino potenziale, secondo Asati, sarebbe ben più ampio e cioè intorno al 22% del capitale, salvo che la normativa attuale ostacola di fatto la raccolta delle deleghe tra i privati. Anche per questo Asati ha chiesto la settimana prossima di essere ascoltata in Consob.
Sul tema della strategicità della rete è tornato il presidente di Cdp Franco Bassanini, che ha sottolineato come si tratti di un asset fondamentale per il Paese: «Il ritardo sul digitale dipende dalle inadeguatezze delle infrastrutture di rete, non da un ritardo della domanda. È un problema serio che va affrontato, e dovrebbe essere affrontato dal Governo».

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