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Telecom, Fossati in Consob: aria di ribaltone

MILANO — La Findim di Marco Fossati rischia di diventare un problema importante per la Telefonica di Cesar Alierta. La mossa a sorpresa di richiedere la convocazione di un’assemblea di Telecom per deliberare la revoca dell’attuale cda e la sua eventuale sostituzione, è una mina che da qui a Natale potrebbe esplodere sul cammino immaginato dagli spagnoli per conquistare la società italiana. Ieri mattina Fossati, su sua iniziativa, è stato sentito dagli uomini della Consob a Roma e l’impressione suscitata è che l’uomo non si stia muovendo da solo. Le possibilità che possa aggregare intorno alla sua iniziativa un congruo numero di investitori istituzionali sembrano in effetti elevate. I forti movimenti sul titolo Telecom delle ultime settimane, con il fondo Usa Blackrock che ha recentemente dichiarato di aver oltrepassato la soglia del 5% (prossima dichiarazione al 10%) e con Ubs che si è fatta “vedere” sopra il 2%, danno corpo all’ipotesi che il ribaltone nel cda Telecom sia in qualche modo condiviso. L’obbiettivo di Fossati e degli investitori di mercato, in questo caso, coincide. Ed è quello di evitare che Telefonica, attraverso la sua influenza su Telco e sul cda Telecom possa non valorizzare adeguatamente le partecipazioni sudamericane. «Particolarmente delicato nella prospettiva dell’interesse sociale – spiega la Findim nel suo comunicato – è il condizionamento che il nuovo assetto proprietario di Telco potrà esercitare sulle determinazioni degli amministratori candidati da Telco nella gestione delle partecipazioni detenute nei mercati (Brasile e Argentina), sui quali sussiste una forte presenza di Telefonica, socio di maggioranza di Telco». In effetti un nuovo cda composto in prevalenza da consiglieri indipendenti potrebbe rassicurare sia Fossati che il mercato sulla possibile prezzo spuntato per Tim Brasil. Certo molto dipenderà dalla velocità con cui l’attuale cda deciderà di convocare l’assemblea. Il 7 novembre è già in programma un consiglio Telecom nel quale dovrà essere presentato il nuovo piano industriale messo a punto dall’ad Marco Patuano dopo l’uscita del presidente Franco Bernabè. Bisognerà vedere se quella sarà anche l’occasione per convocare l’assemblea richiesta da Findim, oppure se gli uomini Telco punteranno a prendere tempo per scavallare il Natale e permettere agli spagnoli di blindare la loro operazione.
L’eventuale ribaltone nel cda Telecom si aggiunge al voto di ieri dell’aula del Senato sulla mozione Mucchetti-Matteoli riguardante la doppia soglia Opa. Con 208 voti favorevoli e 44 astenuti Palazzo Madama ha invitato il governo ad attivarsi «con la massima urgenza anche attraverso un decreto legge per rafforzare i poteri di controllo della Consob», e per aggiungere alla soglia fissa del 30%, già prevista per l’Opa obbligatoria, una seconda soglia «legata all’accertata situazione di controllo di fatto». In pratica se attraverso due assemblee consecutive Telco dovesse avere i voti sufficienti a definire il controllo del cda di Telecom (e finora li ha sempre avuti) allora scatterebbe l’Opa obbligatoria sul 100% anche se la percentuale di possesso è soltanto del 22,4%. «Le controindicazioni citate dal governo sono facili da risolvere – ha detto Mucchetti – per essere incisivi sugli accadimenti di questi giorni non si può rinviare troppo a lungo l’adozione dei provvedimenti». E le ultime indiscrezioni riferiscono che anche il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni si sarebbe convinto dell’utilità del provvedimento e dunque c’è da aspettarsi che entro un paio di settimane il governo si possa muovere sul tema Opa attraverso un emendamento o un decreto legge ad hoc. A quel punto Telefonica, che sta cercando di velocizzare l’iter autorizzativo in Brasile e Argentina, dovrà decidere se procedere ugualmente sulla presa di possesso di Telco, magari attraverso un’Ops (Offerta pubblica di scambio) che metta sul piatto un bel pacco di azioni Telefonica, oppure cercare una via d’uscita onorevole.

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