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Telecom, il fondo Kkr offre 1,8 miliardi per il 38% della rete fissa

MILANO — Il fondo di investimento americano Kkr ha recapitato a Telecom Italia un’offerta vincolante per rilevare una quota di minoranza della sua rete secondaria (Fibercop), ovvero quella in rame e fibra che dall’armadietto in strada entra nelle case degli italiani. L’offerta, che verrà esaminata dal cda di Tim del 4 agosto convocato per approvare la semestrale, valuta l’intera infrastruttura 7,7 miliardi di euro. Kkr che ufficialmente non commenta è così pronta a versare 1,8 miliardi, impegnandosi a rilevare circa il 38% di questa rete.
Già a febbraio, Kkr aveva firmato con la società guidata da Luigi Gubitosi un’offerta non vincolante che valutava l’infrastruttura 7,5 miliardi, impegnandosi a rilevarne il 40%. Allora Gubitosi aveva dichiarato di aspettarsi di incassare «circa 1,8 miliardi dall’operazione», L’offerta attuale porta invece nelle tasce di Tim la stessa cifra, ma per una quota minore. Il motivo sta nel fatto che l’analisi del fondo Usa ha confermato e superato le attese (Fibercop ha circa 900 milioni di Margine operativo lordo).
Nel frattempo, Gubitosi è riuscito a portare a bordo anche Fastweb, suo secondo maggior concorrente sul fisso. La società guidata da Alberto Calcagno dovrebbe infatti conferire il suo 20% di Flash Fiber (società della fibra in 29 città italiane, di cui Tim ha l’80%) ricevendo in cambio circa il 4,4% di Fibercop. Sia Kkr che Fastweb, in proporzioni diverse, dovrebbero poi partecipare al cda di Fibercop, ma il controllo e la gestione operativa resterebbero in capo Tim. L’adesione di Fastweb al progetto è inoltre una garanzia della volontà di gestire Fibercop in modo neutrale rispetto ai suoi soci, a cominciare dalla stessa Telecom.
Nella proposta vincolante inviata a Tim dal team londinese di Kkr che fa capo all’italiano Alberto Signori, ci sarebbe poi l’impegno esplicito a partecipare alla creazione di un’unica rete in fibra, unendo Fibercop con Open Fiber (controllata al 50% da Enel e Cdp). Se Enel decidesse di mettere in vendita il suo 50% aprendo un’asta competitiva, Kkr sarebbe interessata a partecipare e a fare un’offerta anche su Open Fiber.
Del resto il fondo Usa ha fatto la sua proposta per Fibercop dopo aver presentato anche la migliore offerta non vincolante per investire nella società della rete che sarebbe dovuta nascere dall’unione di Tim con Open Fiber. Un processo partito nel giugno 2019 e fermato a fine anno, dopo che Enel aveva ribadito di non aver fretta di valorizzare il suo 50%. Ora Enel potrebbe aver cambiato idea, anche perchè il Mef (che è primo socio di Cdp) ha ribadito di essere favorevole alla rete unica.
Una volta che il cda di Tim avrà accettato l’offerta di Kkr, partirà sia il processo di scorporo di Fibercop sia quello autorizzativo ai fini del golden power. I 5 Stelle non sarebbero favorevoli all’operazione, ma visto che l’oggetto è una quota di minoranza, senza diritti di gestione sulla rete, da parte di una società privata come Tim a un fondo Usa, appare difficile che ci possano essere veti governativi. Del resto i cinesi di Silk Road sono da anni soci di Cdp Reti, la società attraverso cui la Cdp controlla Terna e Snam.
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