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Telecom, Fitch taglia il rating Titolo ai minimi in Borsa

Telecom in trincea a difendere la linea del Piave del debito. Anche Fitch da ieri si è allineata infatti alle altre agenzie di rating abbassando il voto da tripla B a BBB-, l’ultimo gradino prima del non investment grade. E l’outlook è negativo, a significare che il rischio di un declassamento a junk (spazzatura) è concreto. Solo S&P, con lo stesso giudizio di BBB-, non ha ancora ritoccato le prospettive, che sono stabili. Moody’s che valuta il merito di credito di Telecom Italia Baa3, ha invece già da mesi posto l’outlook negativo e di fatto è quindi la più “pericolosa”. Per cercare di tamponare l’emergenza, Telecom ha annunciato azioni volte a recuperare 800 milioni e mantenere il rapporto debito netto/Ebitda, secondo i criteri di Moody’s, entro 2,8 volte. Misure di breve periodo, che dovrebbero servire a comprare tempo per mettere a punto nel frattempo una soluzione strutturale. Intanto Telecom è scivolata ancora in Borsa del 2,2% a 48 centesimi, confermandosi così, come sottolineato ieri da un report Barclays (che ritiene credibile il target di riduzione dell’indebitamento), l’incumbent europeo più a sconto (e sempre più preda).
Fitch, dunque, ha rivisto al ribasso il rating per gli stessi motivi che pesano sui corsi azionari: «il peggioramento delle condizioni operative sul mercato domestico a causa della pressione regolatoria e della guerra dei prezzi sulla telefonia mobile e il contesto economico debole». L’agenzia europea riconosce che il management è riuscito finora a gestire la situazione in modo da evitare il deterioramento del profilo di rischio, ma l’outlook negativo riflette il timore che i margini di flessibilità finanziaria si stiano riducendo. Il cuore del problema insommma è l’Italia, ma il problema collaterale è che il Brasile non compensa più come prima (in più l’effetto cambio riduce il contributo in euro). Fitch nota che al momento il Brasile, dedotte le spese per investimenti, fornisce poco meno del 10% dell’Ebitda di gruppo, ma che la crescita dei ricavi nel 2013 e 2014 sarà probabilmente influenzata da un rallentamento dell’economia e da tagli alle tariffe di terminazione superiori al previsto. Peraltro Fitch segnala che la riserva di liquidità di Telecom è in grado di coprire le scadenze del debito fino al 2015.
Sul rallentamento del Brasile c’è poco da fare, a meno di riuscire a mandare in porto un’operazione industriale straordinaria che rilanci le prospettive (poteva essere l’acquisizione di Gvt, se il prezzo richiesto non fosse stato proibitivo). Sul versante domestico la strategia Telecom mira invece alla stabilizzazione dei ricavi, sperando nel consolidamento del mobile, e avviando lo scorporo della rete: in entrambi i casi si tratta però di azioni a medio periodo. Nel frattempo la concorrenza morde anche col contenzioso. È di pochi giorni fa il deposito presso il Tribunale di Milano di una causa civile da parte di Vodafone, che reclama 1 miliardo di danni all’incumbent per ostacoli all’accesso alla linea fissa: ko tecnici, offerte alla clientela business non replicabili perchè a prezzi inferiori a quelli praticati agli Olo (operatori alternativi) e pratiche commerciali di recupero clienti scorrette. Richiesta, che potrebbe non restare isolata, sulla scia della multa Antitrust da 103 milioni, già impugnata al Tar da Telecom. Il fiorire del contenzioso di questo tipo, che si innesta sulla posizione monopolistica di Telecom, dovrebbe spingere ancora di più nella direzione dello scorporo della rete d’accesso: il quadro regolamentare dell’Agcom dovrebbe essere pronto a fine anno.

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