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Telecom, ecco le risposte alla Consob

Convertendo, Telecom Argentina e Brasile: i temi “caldi” di Telecom Italia sono stati oggetto di un lungo comunicato sollecitato dalla Consob che tuttavia fornisce ancora un quadro parziale. Sono rinviate a dopo il consiglio del 5 dicembre e alla conclusione degli approfondimenti in corso da parte del comitato controllo e rischi, le risposte alle richieste dell’Authority rimaste ancora inevase e che riguardano in particolare il convertendo. Informazioni che dovrebbero essere fornite al pubblico presumibilmente la mattinata del 6 dicembre, a ridosso cioè della scadenza utile per la formazione dell’opinione di voto dei fondi che all’assemblea del 20 dicembre parteciperanno per delega. Queste comunque le risposte fornite finora.
Convertendo. Il prestito è stato sottoscritto da azionisti “qualificati” risultati titolari del 6,3% del capitale, percentuale che per motivi tecnici la società ritiene sottostimata. Tre si sono avvalsi della corsia preferenziale nell’esecuzione dell’ordine che era riservata ai soci: Telefonica (per 103 milioni di euro), BlackRock (per 200 milioni) e un terzo azionista che non è stato identificato. In relazione a BlackRock, Telecom ha spiegato di aver dato corso alla richiesta, sebbene proveniente da un fondo Usa che non avrebbe potuto partecipare, in considerazione dell’«elevata qualità dell’investitore e della circostanza che si è reso disponibile ad acquistare titoli nonostante l’assenza di un’offerta registrata negli Usa». A quest’ultimo riguardo BlackRock ha fornito anche una “big boy letter”, una lettera che in sostanza sgrava l’emittente per non aver seguito la procedura Sec. Tra i filoni d’indagine che sta seguendo Consob c’è anche l’abuso di mercato-utilizzo informazioni privilegiate. Da chiarire inoltre se Telefonica che è azionista indiretto di Telecom tramite Telco avesse formalmente diritto all’allocazione “prioritaria” del proprio ordine.
Telecom Argentina. La congruità dell’offerta di Fintech – 960 milioni di dollari – è stata avvalorata dalla fairness opinion di Citi per Telecom e di Barclays per il comitato controllo-rischi. La decisione del cda non è stata però corale. Giovedì 7 novembre, riferisce la nota Telecom, il sì alla cessione è arrivato dall’unanimità dei presenti: il vice-presidente Aldo Minucci, l’ad Marco Patuano, Lucia Calvosa, Gabriele Galateri, Renato Pagliaro, Angelo Provasoli, Mauro Sentinelli e Luigi Zingales. Assenti Tarak Ben Ammar, Massimo Egidi, Jean Paul Fitoussi, Gaetano Miccichè, “non partecipanti” i due esponenti di Telefonica Cesar Alierta e Julio Linares, trattandosi di Sudamerica. Tuttavia, riferisce sempre la nota, per l’esistenza di “relazioni” tra Generali e i Werthein (azionisti di Sofora, la hoding a monte di Telecom Argentina) e la presenza di un credito vantato dal Leone nei confronti della famiglia argentina, il presidente di Generali Galateri ha invitato a effettuare un’ulteriore verifica presso gli uffici della compagnia. Verifica effettuata la mattina successiva, a seguito della quale Patuano ha invitato Galateri a integrare, nel caso, le informazioni acquisite, aggiungendo che però non rilevavano profili significativi in ordine alla conclusione dell’operazione. La comunicazione è stata trasmessa a Fitoussi, quale presidente ad interim del comitato controllo-rischi, che ha informato gli altri partecipanti al comitato, Calvosa e Zingales. La Calvosa, che aveva condizionato il suo assenso alla totale estraneità dei soggetti coinvolti nell’operazione rispetto ai soci Telco, ha comunicato che suo voto doveva ritenersi contrario, mentre Zingales ha chiesto di non finalizzare l’operazione fino a completo chiarimento della vicenda. Al cda in conference dell’11 novembre, i due consiglieri indipendenti hanno ribadito il loro no, e il mandato a concludere la vendita è stato confermato con il voto favorevole di Minucci, Patuano, Egidi, Fitoussi, Galateri, Miccichè, Pagliaro e Sentinelli. Assenti Provasoli e Ben Ammar. Consob per ora ha preso atto che per la società e i sindaci non si tratta di operazione con parti correlate.
Brasile. Telecom ribadisce che Tim Brasil è «strategica», che «non sono in corso contatti con potenziali acquirenti», che «non se ne persegue la dismissione o combinazione con altri operatori», che «non sono pervenute offerte d’acquisto, sia pure non sollecitate». Quanto alle valutazioni del Cade, l’Antitrust brasiliano ha concluso l’istruttoria sui nuovi accordi Telco, proponendo, a carico di Telefonica, il ripristino dello status quo precedente. Telecom però «si astiene dal commentare un procedimento ancora in fase iniziale, di cui è oggetto piuttosto che parte attiva». Informa peraltro che sta «monitorando con attenzione» l’evoluzione della situazione, così come il comitato per il controllo che ha nominato un advisor legale ad hoc e ha chiesto di «riferire in materia nel cda del 5 dicembre, in vista dell’assunzione di ogni determinazione eventualmente opportuna».

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