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Telecom, ecco il piano Patuano-Telefonica

MILANO — Sale l’attesa intorno a Telecom Italia in vista del cda che si riunirà giovedì. In primo luogo dalla City rimbalza la notizia che l’azionista Marco Fossati, detentore di un 5% del capitale, ha convocato per domani a Londra un incontro con investitori e analisti per spiegare le ragioni delle sue ultime mosse. In particolare la richiesta di convocazione di un’assemblea ordinaria con all’ordine del giorno la revoca dei consiglieri in quota Telco (la holding che controlla il 22,4% di Telecom) poiché in conflitto di interessi. Bisogna vedere se Fossati dirà anche quali sono le sue idee per il futuro della società italiana, se ha una strategia industriale da proporre e uomini che possono realizzarla. Giovedì, comunque, l’assemblea dovrebbe essere convocata e si terrà presumibilmente prima di Natale. Gli attuali consiglieri in quota Telco non dovrebbero presentarsi dimissionari ma potrebbero lasciare solo se la holding presenterà una nuova lista per il cda. L’idea degli azionisti forti sarebbe rimasta quella di portare alla presidenza della società Massimo Sarmi, ma ciò non sarebbe possibile prima di aprile in quanto il manager al vertice delle Poste è attualmente molto impegnato nel salvataggio di Alitalia. Così Telefonica e gli altri soci italiani stanno cercando di evitare il ribaltone targato Fossati e di lasciare in carica l’attuale cda fino alla scadenza naturale.
Intanto giovedì l’ad Marco Patuano presenterà il nuovo piano industriale, rivisto dopo l’uscita di Franco Bernabè. Piano che, stando alle indiscrezioni che trapelano, prevederebbe oltre alla societarizzazione delle varie aree di attività, la vendita delle torri di trasmissione, la vendita di immobili per circa un miliardo, la cessione di Telecom Argentina a un compratore che ha già manifestato un interesse (dovrebbe essere un fondo già presente nel capitale) e l’azzeramento dei dividendi. Inoltre, vista la difficile situazione sul fronte del debito, declassato a “junk” da Moody’s, Patuano potrebbe proporre un aumento di capitale limitato a 1,3-1,5 miliardi che permetterebbe di avere più respiro anche sul fronte degli investimenti. L’aumento sarebbe stato oggetto di discussione nell’incontro avvenuto la settimana scorsa tra Cesar Alierta, presidente di Telefonica, e il premier Enrico Letta. Il manager spagnolo avrebbe assicurato un’iniezione di capitali per sostenere gli investimenti nella rete ma in cambio vorrebbe che il governo abbandonasse l’idea di una modifica della legge sull’Opa, attualmente allo studio. L’idea di introdurre una seconda soglia per l’Opa obbligatoria fissata al livello del controllo di fatto di una società quotata in Borsa è stata portata avanti dal
senatore Massimo Mucchetti e ha già ricevuto il via libera dall’aula del Senato. Ora il governo la deve tramutare in legge ma non è ancora chiara la tempistica di tale intervento, visto anche il deflagrare del caso Cancellieri. Certo, se la legge sull’Opa dovesse essere modificata in tal senso per Telefonica il percorso verso la conquista di Telecom diventerebbe assai più arduo. Infatti, nel momento in cui dovesse convertire
le azioni Telco, oggi senza diritti di voto, in titoli muniti di tale diritto, potrebbe scattare il controllo di fatto e a quel punto l’unica via sarebbe il lancio di una Ops (offerta pubblica di scambio). Ma questa soluzione avrebbe come controindicazione l’assunzione di tutti i debiti di Telecom, oggi pari a circa a 27 miliardi netti, che andrebbero ad aggiungersi ai 54 miliardi già in capo a Telefonica.

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