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Telecom, convertendo da 1,3 miliardi

Riunione fiume per il consiglio di Telecom Italia, che, iniziato alle 13, era ancora in corso alle 20 quando doveva iniziare la conference call. Tanta la carne al fuoco, con le decisioni che sono state comunicate a rate, man mano che venivano prese. I conti dei primi nove mesi, anzitutto, chiusi in rosso per 902 milioni a causa della svalutazione degli avviamenti, senza i quali il risultato netto sarebbe stato positivo per 1,3 miliardi su ricavi per 20,4 miliardi (-2,1% su base organica). Nel trimestre l’utile è stato di 505 milioni e i ricavi di 6,6 miliardi (-1,1%) in termini organici. I risultati scontano la debolezza del mercato domestico e il rallentamento del Brasile. L’indebitamento netto si attesta a 28,3 miliardi.
Ma il “piatto forte” sono le operazioni straordinarie. L’emissione di un convertendo da 1,3 miliardi, che avverrà oggi, la cessione di Telecom Argentina, delle torri di telefonia mobile in Italia e Brasile, e i mux (i canali digitali) di Telecom Italia Media. Tutti provvedimenti dai quali si conta di ricavare 4 miliardi per finanziare il piano che prevede, in particolare, 3,4 miliardi di investimenti «innovativi» in Italia per rete fissa di nuova generazione, Lte (l’ultima generazione di telefonia mobile) e cloud computing. Nel triennio al 2016 il piano prevede ricavi ed Ebitda stabili e il rientro del rapporto debito netto/Ebitda a 2,1 volte.
Sfumata la posizione sullo scorporo della rete, che si deciderà più avanti in dipendenza dell’evoluzione del quadro regolatorio, concentrandosi nel frattempo sulla realizzazione del principio di equality of input, che assicura, secondo la Ue, la parità di trattamento tra tutti gli operatori di tlc.
Per tornare al convertendo, l’emissione che verrà lanciata oggi (curata tra gli altri da Morgan Stanley), scade nel novembre 2016, sarà effettuata alla pari (100) e offrirà un tasso fisso compreso tra il 5,75% e il 6,5% all’anno. Il prestito sarà obbligatoriamente convertito in azioni ordinarie e di risparmio a un prezzo che sarà determinato oggi sulla base del prezzo medio ponderato delle quotazioni di Borsa della seduta odierna (prezzo minimo) che potrà essere maggiorato del 20-25%: le condizioni si conosceranno a collocamento avvenuto. L’operazione, con un taglio unitario da 100mila euro, è riservata agli investitori “qualificati” (fondi, banche, assicurazioni, la stessa Telefonica) che, se già azionisti Telecom, «potranno ottenere un trattamento prioritario nel processo di allocazione».
L’offerta sarà dunque effettuata con l’esclusione del diritto d’opzione. Poichè il diritto d’opzione spetta a tutti gli azionisti, la legge prevede che l’operazione debba essere approvata dall’assemblea straordinaria che sarà convocata entro febbraio. Nulla si dice nel comunicato rleativamente all’assemblea speciale degli azionisti di risparmio, cui pure dovrebbe passare al vaglio. Se comunque l’assemblea non approverà, le obbligazioni saranno rimborsate a un prezzo pari al 102% del loro valore nominale, oltre agli interessi maturati nel frattempo e a un conguaglio ulteriore nel caso in cui il valore dei bond fosse superiore al valore di conversione iniziale, conguaglio pari all’85% di questa differenza. entro il 15 marzo è prevista la quotazione dei titoli su un mercato secondario. Sul convertendo i piccoli azionisti Asati denunciano la lesione dei loro diritti e si appellano alla Consob, riservandosi iniziative legali.
Il board ha anche approvato la cessione di Telecom Argentina, affidando al management il mandato di concludere la vendita, precisando solo che è stata ricevuta un’offerta, non si sa a quali condizioni.
Infine, l’assemblea richiesta da Findim dovrebbe tenersi venerdì 20 dicembre, il cda ha dato mandato di convocare i soci, ma la data non è stata ancora ufficializzata. Ad ogni modo, è tramontata l’ipotesi che il consiglio Telecom in carica (e in scadenza con la prossima assemblea di bilancio che si terrà in primavera) si presenti dimissionario all’adunanza pre-natalizia. In ogni caso Telco dovrà presentare una propria lista nell’eventualità che si passi al secondo punto all’ordine del giorno che è il rinnovo del board. Se il consiglio in carica fosse revocato, è evidente che Telco sarebbe finita in minoranza. Infatti la lista che proporrà Telco sarà di minoranza e non conterrà alcuno dei nomi dei consiglieri “sfiduciati”. Il nome di Massimo Sarmi, l’ad di Poste italiane che è in pole position per la presidenza Telecom, non sarà speso perciò, a quanto risulta, nell’assemblea di dicembre.

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