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Telecom converte le risparmio, diluite le quote dei soci francesi

Dopo vent’anni di attesa delusa, arriva la conversione delle azioni di risparmio Telecom. Un’operazione che l’amministratore delegato Marco Patuano – nella conference call di agosto con gli analisti – aveva definito non questione di «se», ma di «quando». Il quando è arrivato nel momento per lui meno atteso: ieri. Proposto dal board per bocca del presidente Giuseppe Recchi, nell’ambito del generico punto all’ordine del giorno su «operazioni straordinarie» non meglio precisate. Questo mentre nell’azionariato è in corso lo strano confronto tra due francesi, un azionista di riferimento, Vivendi, senza un peso nella governance e senza voce nel board e uno scalatore virtuale con una posizione tutta in derivati, Xavier Niel, che potenzialmente potrebbe non essere trasformata mai in azioni. Per contro, Patuano – che non pare avere alcuna intenzione di dimettersi – ha strappato l’assenso a procedere al riassetto di OpenAccess, la rete d’accesso che passerà dalla divisione operations diretta da Roberto Opilio alla divisione wholesale guidata da Stefano Ciurli. L’obiettivo è mettere in assoluta parità d’accesso gli operatori alternativi e Telecom per chiudere la stagione dei contenziosi e delle multe.
Il riassetto della rete d’accesso andrà a regime entro 24 mesi con un investimento previsto di oltre 120 milioni. Telecom ha costituito, a diretto riporto dell’ad, la nuova funzione wholesale, sotto la quale confluirà OpenAccess, affidandola a Stefano Ciurli.
La conversione delle risparmio – messa sul tavolo con un blitz del consiglio, ma passata alla fine comunque all’unanimità – sarà sottoposta all’approvazione di un’assemblea convocata in sede straordinaria il 15 dicembre, e il 17 dicembre all’assemblea speciale degli azionisti di risparmio. L’ordine del giorno potrebbe ancora essere integrato con altri punti prima di allora. L’operazione è stata proposta a condizioni tali da far presupporre una buona adesione. Si era detto che l’opzione non sarebbe stata spesa finché lo sconto delle risparmio rispetto alle ordinarie non si fosse allargato fino ad almeno il 20%. Ma ieri – con le azioni ordinarie a 1,194 euro (-1,81%) e le risparmio a 0,98 euro (-1,95%) – lo spread tra le due categorie di titoli non arrivava al 18%. Inoltre, il conguaglio monetario che i risparmisti dovranno corrispondere per ottenere la conversione alla pari – nel rapporto cioè di un’azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio – è stato fissato in soli 9,5 centesimi, non alla metà del differenziale tra le due categorie che ieri sera era di 21,4 centesimi, ma più a favore dei soci senza diritto di voto, appunto per incentivare la conversione volontaria. Questo anche tenendo conto che l’operazione dovrebbe concludersi prima del pagamento della cedola che, per le risparmio, gode di un privilegio rispetto alle ordinarie. Al termine del periodo di conversione facoltativa, si procederà con la conversione obbligatoria nel rapporto di 0,87 azioni ordinarie per ogni azione di risparmio. Per Telecom si tratta della possibilità di incassare mezzi freschi fino a un massimo di 572 milioni e di risparmiare sul pagamento di dividendi privilegiati: l’anno scorso ai risparmisti sono stati corrisposti 166 milioni, mentre gli azionisti ordinari sono rimasti a bocca asciutta. Il vantaggio collaterale per il titolo, grazie al maggiore flottante, è l’ingresso in alcuni indici europei dove mancava e il rafforzamento del peso negli altri. La conversione avrà anche l’effetto di diluire le quote degli azionisti rilevanti. La partecipazione di Vivendi scenderà dal 20,03% al 13,8%, quella potenziale di Xavier Niel dal 10% al 6,9%.
Il consiglio, durato oltre otto ore, ha approvato anche i conti dei primi nove mesi, chiusi con ricavi a 14,9 miliardi (-6,9%, -3,9% in termini organici) ed Ebitda a 5,6 miliardi (-14,8%, -13% in termini organici), scontando l’impatto di oneri non ricorrenti senza i quali il calo sarebbe stato limitato al 4,8%. L’utile netto, pari a 362 milioni (985 milioni lo stesso periodo 2014), sarebbe risultato di oltre un miliardo senza le componenti straordinarie. Gli investimenti industriali sono aumentati da 2.640 a 3.233 milioni, l’indebitameto netto rettificato si è attestato a 26,8 miliardi. Da segnalare che nel terzo trimestre sul mercato domestico, per la prima volta da molto tempo, il segmento mobile è tornato a crescere con un + 1,5%.

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