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Telecom, cda diviso sul dossier Metroweb

Non doveva essere un consiglio formale e invece lo sarà, ma alla riunione del board che si terrà questa mattina a Venezia è prevista solo un’informativa sul dossier Metroweb. La verità è che il consiglio è diviso sull’opportunità di una condivisione dello sviluppo di una rete di nuova generazione, con il necessario minimo di compromesso per conciliare le esigenze di tutti quelli che stanno intorno al tavolo. Come pure, del resto, la compagine pubblico-governativa che ha stilato il piano per la banda ultralarga sul tema è divisa tra falchi e colombe. Le “colombe” sono quelle idealmente riconducibili al consulente del premier Andrea Guerra che si sono adoperate affinchè fosse riaperto un canale con l’incumbent.
L’ultima volta, nel cda del 19 febbraio, l’operazione era stata «sospesa» perchè non c’erano le condizioni per procedere. All’unanimità, ma le posizioni più critiche erano state prese da Flavio Cattaneo e Tarak Ben Ammar, mentre non è un mistero che il presidente Giuseppe Recchi sia da sempre convinto che se gli obiettivi li fissa il Governo, le tecnologie con cui arrivare al risultato debbano essere scelte dagli operatori.
Telecom di suo ha approvato un piano aziendale che che prevede 10 miliardi di investimenti in Italia in tre anni, di cui 2,9 miliardi per la rete fissa di nuova generazione, e di questi 500 milioni dedicati alla formula più avanzata dell’Ftth (Fiber to the home), cioè fibra ottica fino all’utente finale. Nel frattempo, pochi giorni fa, Telecom ha fatto cassa con un bond convertibile da 2 miliardi, destinati prioritariamente allo sviluppo della rete che in teoria potrebbero permettere nel giro di sei mesi di completare l’upgrading dell’infrastruttura con la formula Fttc, cioè portando la fibra ottica fino all’armadietto sul marciapiede. Oltre, per la maggior parte delle aree, si procederebbe ancora con il vecchio doppino in rame che però, grazie alle nuove tecnologie e alla capillarità che caratterizza l’infrastruttura di tlc italiana, potrebbe consentire di superare velocità di navigazione di 30 mega e, in alcuni casi, anche oltre, fino a 100 mega.
Metroweb invece ha il core business nell’Ftth, che è la formula sulla quale il Governo punta per promuovere il salto tecnologico, dal momento che non c’è dubbio che la fibra integrale sia immensamente più performante. Il punto è che Telecom, da azienda privata, deve fare i conti con i ritorni economici degli investimenti e per fare una valutazione compiuta mancano ancora degli elementi, non ultimo l’entità degli incentivi fiscali per i quali è atteso un decreto attuativo di concerto Mise-Mef, con l’esigenza del Tesoro di fare i conti sulle risorse disponibili. È?vero che entro il 31 marzo gli operatori di tlc dovranno effettuare le prenotazioni delle aree in cui intendono intervenire, ma la prenotazione non è vincolante e la scadenza importante, di fatto sarà quella del 31 maggio, quando i piani di investimenti dovranno essere confermati. Da venerdì scorso comunque è stata pubblicata sul sito Infratel la mappa delle 94mila aree in cui è stato suddiviso il territorio per i bandi.
In questo contesto si colloca però l’attesa di una risposta da parte dei soci di Metroweb, il Fondo strategico e F2i, sull’interesse di Telecom a riavviare un negoziato su altre basi. Il nodo del 51% – che non era l’unico, ma era il principale – sarebbe sciolto con la soluzione di ricorrere alla sterilizzazione, parziale e temporanea, della quota in Metroweb sviluppo (cioè senza Milano, dove la rete è già stata completata) di Telecom, che avrebbe la maggioranza del capitale (potendo così consolidare), ma non la maggioranza dei diritti di voto. Inoltre, con la designazione dell’ad, Telecom avrebbe la guida operativa della joint-venture. Un no secco a queste condizioni – che non è detto comunque abbiano la possibilità di decollare – ridarebbe fiato probabilmente ai “falchi” anche in ambiente governativo.
Intanto, il Cade, l’Antitrust brasiliano, ha dato l’ok condizionato a Telefonica per l’acquisizione di Gvt da Vivendi, la quale, dopo lo sciolgimento di Telco, rileverà l’8,3% del capitale ordinario di Telecom Italia, diventando così il primo singolo azionista. Contemporaneamente il Cade ha autorizzato lo scioglimento di Telco, anche qui imponendo alcuni vincoli a Telefonica (si veda «Il Sole-24Ore» del 19 marzo), tra cui l’uscita dal capitale entro quattro mesi dalla firma dell’accordo con l’Authority. A questo punto manca solo il via libera dell’antitrust argentino alla scissione di Telco, che libererà dai vincoli le quote detenute da Telefonica, Generali, Mediobanca e Intesa, tutte destinate a uscire dal capitale Telecom.

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