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Telecom, bufera in Borsa: -6,27%

La minaccia di un aumento di capitale Telecom spaventa la Borsa. Il titolo è stato addirittura sospeso per eccesso di scostamento al ribasso alla previsione riferita da «il Messaggero» secondo cui il presidente Telecom, Franco Bernabè, in una sorta di pre-consiglio avrebbe potuto «mettere sul tavolo l’ipotesi di una ricapitalizzazione». A poco è servita la nota della società, uscita a metà mattinata, visto che Telecom ha terminato la seduta vicina ai minimi, con una chiusura a 0,5085 euro e un ribasso del 6,27%. «In merito indiscrezioni di stampa, la società precisa che all’ordine del giorno del consiglio di amministrazione del 1° agosto non è prevista la discussione di un’operazione di aumento di capitale», è il testo della nota che delimita il campo, ma non esclude che il gruppo debba considerare opzioni strategiche che si combinino con l’esigenza di rafforzare la struttura patrimoniale, visto che la minaccia concreta è quella di un declassamento del rating, sulla scia di quello dell’Italia, che precipiterebbe il merito di credito di Telecom a livello junk, “spazzatura”. Un marchio non proprio onorevole quando sulle spalle si hanno 40 miliardi di debito.

Così è probabile che, in libertà, si sia discusso anche di questo alla cena pre-cda che si è tenuta ieri con tutti i consiglieri. Una decina di giorni fa, SocGen ha ospitato a Parigi un road-show di Bernabè, compilando un dettagliato resoconto di quanto discusso. In particolare il presidente Telecom si era detto fiducioso di poter mantenere il livello di rating con una serie di nuove misure di taglio di costi che, aveva anticipato, saranno illustrate in conference call domani insieme ai risultati del secondo trimestre. Bernabè aveva però espressamente escluso (e la posizione non è cambiata): un aumento di capitale, la cessione di Tim Brasil e la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie. Fiducia non è però certezza e suona ragionevole che il management si interroghi su cosa si possa e si debba fare per evitare un pericoloso downgrading.

In effetti l’opzione intorno alla quale si sta ragionando da mesi è sempre la stessa: un aumento di capitale riservato accompagnato a una mossa strategica che, non solo non avrebbe un effetto negativo sui corsi di Borsa, ma addirittura il contrario. La proposta di ingresso nel capitale del magnate egiziano Naguib Sawiris era finalizzata a un rafforzamento della posizione in Brasile (ai tempi l’opportunità era Gvt, messa all’asta da Vivendi). La profferta di H3g, in “natura” ma dello stesso genere, era legata a un’ipotesi di consolidamento nel mobile sul mercato domestico. Come sarebbe un’opzione sensata – se la Cdp non fosse contraria – un ingresso della Cassa nel capitale di Telecom finalizzata a sostenere e accelerare un progetto di sviluppo della rete di nuova generazione. Ipotesi – quelle con l’intervento di soggetti esteri – accantonate anche perchè non si è trovato l’accordo sugli economics degli asset sottostanti, ma potenzialmente ancora riapribili.

Proprio nel road-show parigino Bernabè aveva spiegato che la decisione di sospendere le trattative con Hutchinson Whampoa era legata alle «significative differenze di valutazione» dell’asset italiano, 3, da conferire, ma che le trattative potrebbero riaprirsi se le rispettive valutazioni si allineassero. Il manager ha però osservato che la politica di pricing (low cost) di 3 Italia alla lunga è insostenibile per gli stessi conti della società e che questa strategia potrebbe essere finalizzata a far pressione sui concorrenti per spuntare un premio elevato nell’inevitabile consolidamento, aggiungendo di ritenere probabile anche un’integrazione tra 3 Italia e Wind.

Oggi dunque in consiglio ci saranno i conti del semestre: gli analisti prevedono ricavi per 13,6 miliardi (-7,6%), Ebitda a 5,3 miliardi (-9,4%) e un indebitamento netto a 28,704 miliardi. Sul tavolo anche la svalutazione del goodwill: la cifra dovrebbe aggirarsi intorno a 2,2 miliardi (sui 32,17 miliardi attuali) e mandare in rosso il saldo finale. Nel frattempo ieri sono stati rilasciati i dati di Tim Brasil del secondo trimestre che evidenziano una crescita dell’utile netto del 18% a 405,8 milioni di reais su ricavi aumentati del 9,7% a 4,98 miliardi di reais.

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