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Telecom, Bolloré prepara la staffetta

Mentre continua la dialettica tra l’ad di Telecom Flavio Cattaneo e il suo primo azionista Vivendi, il presidente del colosso francese Vincent Bolloré si sarebbe già portato avanti. Nell’ottica di ricostruire un rapporto con le istituzioni, perché quello che c’era si è logorato sulla questione Open Fiber, Bolloré avrebbe sondato alcuni interlocutori, sia in ambienti politici che finanziari, per valutare il da farsi.
Ma alla fine, il finanziere parrebbe orientato ad andare vanti per la sua strada, affidando il grosso delle deleghe di Telecom Italia a Amos Genish, ex numero uno di Gvt e attuale responsabile della convergenza di Vivendi, un manager molto apprezzato dagli analisti e dagli investitori del settore media e tlc, e che avendo convissuto con le istituzioni brasiliane avrà modo di trovare un nuovo equilibrio anche con quelle italiane.
Così il comitato nomine e remunerazioni di Telecom, che precederà la semestrale in agenda per il 27 luglio, potrebbe essere un momento di confronto cruciale per fare il punto sulla situazione. Non fosse altro che per discutere del contratto di Cattaneo che sommando la carica di ad e di direttore generale avrebbe buon gioco a pretendere un congruo ristoro nel caso in cui si trovasse demansionato, obtorto collo, anche solo dall’arrivo di Genish come direttore generale. Tuttavia il comitato, che consta di tre membri eletti dalla lista di Vivendi su cinque, non è ancora stato convocato e quindi non c’è ancora un ordine del giorno. Nell’attesa di capire come e quando verranno sciolti i dubbi sulla governance, ieri le azioni del gruppo sono tornate a salire dopo tre giorni di ribassi (+2,1% a 0,80 euro).
Qualcuno sostiene che il titolo ha ripresto quota perché gli investitori hanno preferito credere alle parole di Cattaneo, che ha detto di voler restate in Tim fino al 2020, invece che a quelle di fonti vicine a Vivendi che non escludono un cambio ai vertici. Di certo il titolo ha festeggiato la promozione dell’agenzia di rating Standard & Poor’s, che ha cambiato l’outlook in positivo, lasciando capire di aspettare solo la conferma della semestrale per tornare a dare al debito di Telecom la “sufficienza”, BBB-. Dall’estate del 2014 – quando a capo del gruppo c’era Franco Bernabè – il suo debito è infatti giudicato “spazzatura”, ma dopo tre anni di taglio dei costi e grazie alla ripresa dei margini degli ultimi quattro trimestri, Standard & Poor’s crede che il passivo di Telecom non sia più così a rischio.
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