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Telecom, Bernabè rischia lo stallo su tutti i fronti

Il 6 dicembre potrebbe essere la data in cui si decide la svolta oppure lo stallo perdurante in Telecom Italia. Questa seconda ipotesi comincia ad affiorare con forza man mano che ci si avvicina alla scadenza. Innanzitutto, si è saputo che l’imprenditore egiziano Naguib Sawiris ha vincolato la sua offerta di sottoscrizione di un aumento di capitale da 2-3 miliardi in Telecom al fatto che la rete di accesso non venga scorporata. Sawiris è convinto che lo scorporo sia un errore anche perché, in giro per l’Europa, l’unica azienda di tlc ad aver preso le distanze dalla rete più di quanto abbia già fatto Telecom Italia è solo British Telecom. Il presidente Franco Bernabè sta infatti cavalcando le nuove indicazioni che provengono da Bruxelles, che vanno nella direzione di una stabilizzazione del prezzo di affitto delle reti in rame esistenti per indurre i grandi operatori a fare più investimenti sulle reti in fibra ottica. Seguendo questa strada probabilmente basterà aggiungere qualcosa al modello Open Access per godere dei relativi benefici in termini di offerte commerciali.
Se questa è l’impostazione a bocca asciutta resterebbe la Cassa Depositi e Prestiti che da mesi sta trattando con Bernabè per un eventuale ingresso nel capitale della rete scorporata. Alla Cdp non resterebbe che proseguire nel sostegno al progetto di Vito Gamberale che con Metroweb vuole cablare 30 città ma con un ritorno sul capitale a 27 anni. Il numero uno del fondo F2i deve in qualche modo giustificare l’alto prezzo pagato per Metroweb e l’obbiettivo era quello di affogarla in un progetto più grande, quello in comune con la rete Telecom. Purtroppo il sondaggio tra i soci di Telco per un eventuale intervento del fondo, effettuato da
Gamberale attraverso la banca d’affari Nomura, non ha per il momento prodotto risultati. Non solo, è molto probabile che la vendita di Ti Media, che doveva concludersi entro fine anno, slitti di diversi mesi. Ai primi di dicembre arriveranno le offerte vincolanti da parte dei quattro competitor (Discovery, H3G, Clessidra, Cairo) ma tutte saranno soggette a condizioni sospensive tra cui la revisione del contratto di raccolta pubblicitaria con lo stesso Cairo e la sicurezza del tasto numero 7 del telecomando, messa in dubbio dal Consiglio di Stato.
Il 6 dicembre, dunque, i passi avanti potrebbero essere ben pochi con Bernabè pronto a procedere in sintonia con Bruxelles sulla progressiva separazione della rete ma senza arrivare allo scorporo. Così terrà aperta la carta Sawiris; il quale, però, non è disposto a pagare molto di più del prezzo di Borsa con l’aumento di capitale. Considerando che Mediobanca, Generali e Telefonica sono contrari a un aumento sotto quota 1,5 euro, cioè il loro valore di carico, l’opzione egiziana rischia di sparire entro Natale. E senza soldi freschi in cassa non si riuscirà a procedere con le acquisizioni in Sudamerica, il mercato che il management ritiene debba essere ancora sviluppato.

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