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Telecom, battuta d’arresto su Metroweb

Telecom Italia archivia (per il momento) il dossier Metroweb. Il consiglio di amministrazione ha deciso ieri di non procedere con la firma della lettera di intenti preliminare all’ingresso nella società della rete controllata dal fondo F2i e partecipata da Fondo Strategico Italiano. Ieri alcune indiscrezioni avevano riferito di un incontro alla vigilia del consiglio tra l’amministratore delegato di Telecom, Marco Patuano, e il presidente di Cdp, Franco Bassanini, per chiudere su Metroweb. In serata, tuttavia, la Cdp ha diffuso una nota per smentire l’incontro. A quanto risulta, nell’ambito della trattativa sarebbero emerse diverse complessità, legate anche all’evoluzione dello scenario. Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe esaminare il piano pubblico di intervento sulla rete a banda larga. Telecom era disposta a mettere 400 milioni di euro cash sotto forma di aumento di capitale direttamente in Metroweb (diluendo così i soci attuali) oppure in una newco dal cui perimetro sarebbero uscite alcune attività di Metroweb. 
Dunque Telecom sulla rete va avanti da sola. Il board riunito ieri per l’approvazione del preconsuntivo 2014 e del nuovo piano strategico, che verranno illustrati oggi dal presidente Giuseppe Recchi e da Patuano a Londra, avrebbe avallato la decisione di aumentare gli investimenti sulla fibra ottica in Italia e al contempo ha approvato la riorganizzazione che prevede la fusione per incorporazione della controllata Ti Media con relativo delisting dalla Borsa. Appena cinque anni fa il titolo della media company era scambiato a 7,43 euro per azione (19 gennaio 2010) e in essa erano concentrate tutte le attività televisive del gruppo telefonico: dalle frequenze di La7 (assegnate nel 2013 al gruppo Cairo) alla quota di maggioranza di Mtv (ceduta all’americana Viacom). Ora il titolo di Telecom Italia Media è poco liquido (mercoledì veniva scambiato a 1,05 euro per azione, in linea con la valorizzazione borsistica della casa madre che ne detiene il 77,7% delle quote) e annovera tra i suoi asset soltanto «Persidera», la joint-venture con il gruppo Espresso che ha consentito la creazione di cinque multiplex del digitale terrestre. L’operazione prevede per i soci di minoranza di Ti Media un concambio in titoli (con possibilità di recesso all’attuale prezzo di mercato) di 0,66 azioni ordinarie di Telecom Italia di nuova emissione per ogni azione ordinaria di Ti Media e 0,47 azioni di risparmio della casa madre per ogni titolo della stessa categoria della media company. Le ragioni della fusione sono almeno due: la scarsa liquidità del titolo unito alla volontà di razionalizzare la struttura societaria del gruppo, e l’intenzione di dare più valore a Persidera, dopo lo stop alla sua cessione a metà gennaio per offerte ritenute non soddisfacenti. Sul fronte societario da registrare il commento di Tarak Ben Ammar, consigliere di amministrazione di Telecom Italia in procinto, sembra, di entrare nel board del colosso Vivendi. Circa l’interesse di fondi di private equity esteri al dossier di quella che è ormai a tutti gli effetti una public company Ben Ammar ha replicato definendola una fantasiosa ricostruzione: «E’ Disneyland».

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