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Telecom, è battaglia sulla rete Gubitosi riunisce i top manager

Nell’incredibile telenovela Telecom mancava solo questa: lo scontro tra titani del mercato. Tra i fondi “alternativi” – come li ha definiti un recente quaderno giuridico della Consob – e grandi fondi tradizionali. Tra chi ha un posizionamento estremo sulla finanza e chi è un investitore di lungo periodo che necessariamente non può prescindere dalle implicazioni industriali. La battaglia si giocherà probabilmente su molti fronti, ma al centro c’è sempre la rete. Con la nomina a nuovo capo azienda di Luigi Gubitosi, uno dei dieci consiglieri nominati da Elliott, la Borsa percepisce come più concreto lo scenario di una separazione della rete che il fondo attivista di Paul Singer ha propugnato sin dalla sua entrata in scena. Le dichiarazioni di parte governativa a favore di una rete unica con Open Fiber sotto l’egida pubblica si traducono, nella logica della finanza, in una prospettiva di guadagno in tempi rapidi. Se si considera che da tempo il titolo era depresso ben oltre quello che meritassero i fondamentali dell’azienda e che lo scoperto sul titolo era diffuso, ci sta tutto il rimbalzo di ieri in Piazza Affari: Telecom ha recuperato il 3,95% risalendo a 0,547 euro.
La situazione però è tutt’altro che stabilizzata. Vivendi è da maggio che sta studiando con i suoi consulenti come rimontare dall’impasse e ora sta cominciando a calare le sue carte. Il primo passo, in realtà, potrebbe farlo il collegio sindacale alla cui attenzione sono state portate le riunioni dei soli indipendenti in quota Elliott per arrivare a una candidatura unitaria per la sostituzione di Amos Genish. Riunioni che si sono svolte in modo “informale” – non esiste cioè una verbalizzazione – ma che avrebbero sollevato le proteste degli esclusi, i tre indipendenti in quota Vivendi. I sindaci – anche per cautela in una situazione senza precedenti – potrebbero inoltrare una segnalazione alla Consob. Nel contempo i cinque consiglieri di minoranza – espressione del primo azionista Vivendi, che ha il 23,94% del capitale ordinario – si preparano a impugnare la delibera del consiglio di domenica che ha nominato l’ad a maggioranza(e probabilmente anche dei precedenti consigli collegati al tema). Per farlo però devo attendere il verbale della riunione che dovrebbe essere depositato nell’arco di una decina di giorni. In parallelo un gruppo di fondi si sta organizzando per chiedere che della svolta e delle sue implicazioni sulle strategie si discuta in assemblea, raccogliendo l’appello dell’ad sfiduciato Amos Genish che – uscendo dal cda di domenica – ha dichiarato di aver chiesto la convocazione di un’assemblea al più presto, probabilmente perchè l’istanza fosse verbalizzata. L’argomento non era all’ordine del giorno e quindi non poteva essere discusso. Ad assemblea convocata Vivendi potrebbe chiedere l’integrazione dell’ordine del giorno con la richiesta di revoca – che deve essere motivata – di alcuni consiglieri Elliott, se non tutti. Un ruolo-chiave potrebbe averlo BlackRock, il colosso Usa del risparmio gestito che è vicino al 5% sia in Telecom sia in Vivendi.
Intanto il neo ad non ha perso tempo. Gubitosi ha convocato subito in mattinata le prime linee e ha cominciato a mettere mano all’organigramma. La prima casella a saltare è stata quella delle comunicazioni istituzionali, che era occupata da Alessio Vinci, entrato in Telecom a riporto di Arnaud de Puyfontaine quando era presidente. L’interim, per il momento, è stato preso dallo stesso ad. È probabile che tra le priorità ci sia il riassetto dell’organigramma di Tim Brasil, dove dall’estate, per la prima volta, il management locale ha soppiantato i presidi dirigenziali della casa madre.
Più che allarmati i sindacati della situazione generale che si è venuta a creare. Ieri è intervenuta anche Susanna Camusso. «Siamo assolutamente preoccupati per quello che sta succedendo in Telecom e per le modalità con cui si discute sia dell’azienda sia della rete», ha detto il segretario generale della Cgil.

Antonella Olivieri

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