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Telecom avvia la cessione a Fintech dell’Argentina

Telecom dà corso alla prima parte della cessione delle partecipazioni in Telecom Argentina. L’azienda ha comunicato ieri di aver ceduto a Fintech l’1,58% di Telecom Argentina e azioni Nortel detenute tramite Tierra Argentea, per, rispettivamente, 61,2 e 47,5 milioni di dollari (108,7 milioni in tutto). Telecom Argentina, tramite il 68% di Sofora – holding a monte della catena societaria – in attesa delle «necessarie autorizzazioni regolatorie». Una questione più di forma che di sostanza. A quanto risulta, infatti, nonostante la sorpresa e lo sconcerto degli ambienti diplomatici italiani a Buenos Aires all’annuncio della dismissione, non sono in vista ostacoli al passaggio del controllo al fondo di David Martinez.
Ma tant’è. A differenza del Brasile, l’Argentina non ha alzato subito le barricate sull’ascesa di Telefonica in Telco che, sulla base dei nuovi accordi stipulati il 24 settembre scorso, potrebbe consegnare potenzialmente il 22,4% di Telecom Italia agli spagnoli. Forse non ce ne è stato il tempo. Ma la storia si è dipanata ben diversamente da quando, nel 2007, era stata formata la compagine Telco con la maggioranza relativa a Telefonica. Allora le autorità argentine avevano “acceso” più di un faro, per la commistione proprietaria tra i primi due operatori di tlc del Paese, costringendo Telecom a tutelarsi per vie legali. Su questo terreno scivoloso si era innestato poi anche il contenzioso con la famiglia Werthein, partner in Argentina anche di Generali, primo socio italiano di Telco. Telecom era riuscita a far valere le proprie ragioni, l’Argentina si era allineata alle disposizioni brasiliane per regolare la concorrenza, e la pace con i Werthein aveva portato Telecom ad aumentare la presa su Telecom Argentina. Abbastanza per consolidarla in bilancio, ma non abbastanza per far valere il controllo (con la cassa in pancia alla controllata) ai fini del rating.
Ora i nuovi accordi Telco rischiavano di far riaprire il dossier Argentina, col rischio di nazionalizzazione in agguato. Vista l’impossibilità di “esportare” i dividendi, considerato il tasso di inflazione reale che viaggia oltre il 30% e il pericolo di svalutazione del cambio che secondo alcune stime è proiettato verso l’80%, il management di Telecom ha deciso di uscire dal Paese, cedendo la propria partecipazione sostanzialmente senza premio. Telefonica non ha fatto altrettanto. Se Telecom avesse proposto un aumento di capitale consistente, anzichè l’aumento “a termine” del convertendo per 1,3 miliardi, avrebbe avuto probabilmente la tranquillità finanziaria per poter considerare se industrialmente valesse la pena di resistere anche questa volta in Argentina, o almeno il tempo per valutare in che modo valorizzare al meglio la partecipazione. Più che il legame tra Generali e i Werthein, che resteranno in posizione immutata in Sofora, è il tema più ampio del conflitto d’interessi ad aver richiamato l’attenzione della Consob su questa frettolosa cessione. Tema che potrebbe portare l’Authority presieduta da Giuseppe Vegas a una segnalazione in procura per violazione della disciplina civilistica del conflitto d’interessi, questo ai sensi dell’articolo 2391 del codice civile che, in caso di danno provato alla società, prevede persino la reclusione fino a tre anni.
Ieri intanto sera è scaduto il record date, data ultima entro la quale le azioni Telecom che parteciperanno all’assemblea del 20 dicembre dovevano essere registrate nei dossier. Da oggi si dovrebbero avere le prime indicazioni sull’affluenza dei soci.

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