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Telecom, archiviazione per Tronchetti

Nell’ottobre 2012 uno stralcio aveva già fatto intuire che fossero avviate ad archiviazione, in uno degli ultimi rivoli dell’inchiesta sui dossieraggi della security di Telecom nell’era Tavaroli, le accuse di associazione a delinquere e corruzione internazionale mosse a Marco Tronchetti Provera per le consulenze milionarie pagate da Telecom ai brasiliani Naji Nahas e Roberto De Marco. Ora a distanza di un anno e mezzo quel percorso verso l’archiviazione risulta compiuto: su richiesta il 24 febbraio 2014 dei pm Alfredo Robledo e Antonio D’Alessio, il 4 marzo il gip Giuseppe Gennari ha archiviato Tronchetti Provera perché, su fatti che «risalgono a non pochi anni fa» (2004-2006), e nell’impossibilità di ottenere rogatorie in Brasile, «i flussi di denaro hanno una possibile giustificazione lecita, e comunque non è dimostrabile siano pervenuti a funzionari o politici stranieri». E pure «sul denaro sicuramente corrisposto a Nahas, nonostante si collochi in un quadro complessivamente suggestivo, è carente la ricostruzione certa della destinazione a fini di corruzione». 
Tronchetti resta in attesa dell’Appello (non ancora fissato) del processo nel quale il 17 luglio 2013 è stato condannato in primo grado a 1 anno e 8 mesi — attenuanti generiche, pena sospesa e indulto — per ricettazione nel 2004 di un dvd: il frutto dell’attacco informatico agli 007 privati dell’agenzia Kroll, che documentava lo spionaggio dei rivali brasiliani di Tronchetti (Daniel Dantas e Carla Cico) ai danni del presidente dell’azienda italiana, anche con «taglia di 100.000 euro per chi avesse dato notizie utili su Afef», secondo un de relato dello 007 privato (fornitore di Tavaroli e condannato a 7 anni) Marco Bernardini.
Secondo i pm, «tutti i versamenti a De Marco troverebbero giustificazione nella temporanea collaborazione tra costui e l’azienda italiana in ragione del comune interesse che per un certo periodo li vedeva contrapposti a Dantas ma per fatti del tutto autonomi e preesistenti». E rispetto ai sospetti che Nahas avesse veicolato «presunte tangenti alle autorità brasiliane per conseguire decisioni favorevoli a Tronchetti nel 2004» nel duello con Dantas, «tutte le consegne di denaro appaiono supportate da una formale investitura contrattuale approvata dal cda», e Nahas «ha poi posto in essere una effettiva e proficua attività di intermediazione tra i due».
È vero che «in un albergo di San Paolo è comprovato anche un pagamento in contanti di 1,3 milioni di dollari a Nahas nel maggio 2003 autorizzato» da un manager della Telecom in Sudamerica: «Tuttavia anch’esso, in assenza di elementi di riscontro sul punto, non appare univocamente riconducibile ad azioni corruttive». Inoltre la GdF di Firenze «ha concluso come non fosse stato possibile verificare pagamenti a funzionari o politici stranieri». E «non appare priva di fondamento» l’osservazione difensiva circa «l’assenza di una diretta consequenzialità temporale tra le consegne di denaro a Nahas e le decisioni delle autorità brasiliane».
Già archiviato il 5 giugno 2012 per alcuni coindagati, il 4 marzo 2014 è andata in archivio anche per Tronchetti la vicenda del sistema informatico Radar , che fino all’intervento dei pubblici ministeri nel 2006 consentiva in Telecom di estrarre illecitamente tabulati delle persone. Seppure Radar sia stato «illecitamente sfruttato da Tavaroli con l’acquiescenza e/o approvazione di almeno una parte dei vertici dell’azienda», e sebbene ci sia stata «preoccupante assenza di attenzione verso le problematiche della sicurezza», per gli i pm le criticità erano già esistenti all’ingresso di Tronchetti in azienda: «Si desume quindi che il management insediatosi in Telecom aveva ereditato (e quindi non creato) una gestione carente della rete».

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