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Telecom all’esame Consob, faro sul rapporto Deloitte

di Antonella Olivieri

Consob è ancora al lavoro su Telecom: l'ufficio emittenti sta infatti scandagliando il rapporto commissionato a Deloitte per esaminare gli eventuali risvolti societari delle indagini giudiziarie che hanno interessato il gruppo, nonchè i pareri legali sull'esperibilità di un'azione di responsabilità, messi a punto per il cda da Bruno Cova e Franco Bonelli. Documenti già richiesti prima di Natale e arrivati a rate con la ripresa dell'attività lavorativa. L'obiettivo è individuare se ci siano elementi che debbano essere portati a conoscenza del mercato, compatibilmente con le esigenze di riservatezza della società.

Il 16 dicembre scorso il board ha convenuto (con la sola contrarietà del rappresentante dei fondi Luigi Zingales) di non avviare azioni di responsabilità contro gli amministratori esecutivi delle passate gestioni, «allo stato» delle conoscenze attuali. In sostanza i consiglieri hanno aderito alla linea sostenuta dall'avvocato Bonelli, scettico sulla possibilità di portare avanti con successo un'azione legale. Non ci sono precedenti di giurisprudenza, se non una sentenza del tribunale di Milano del 13 febbraio 2008 in un caso dove si imputavano agli amministratori i danni cagionati alla società dalla completa mancanza di un modello organizzativo di controlli. Non basterebbe cioè sostenere che poteva essere migliorabile il sistema dei controlli che, nel caso Telecom, fino a luglio 2005 faceva capo al presidente Marco Tronchetti Provera e successivamente a Carlo Buora. Dei filoni oggetto dell'indagine Deloitte, il più rilevante in termini di danni finora accertati a carico della società è il caso Sparkle, che ha prodotto 507 milioni di rettifiche in bilancio e l'avvio di un'azione di responsabilità contro l'ex ad della controllata Stefano Mazzitelli. Ma, lo riconoscerebbe lo stesso rapporto Deloitte, non ci sarebbero elementi che conducano a stabilire responsabilità degli amministratori della capogruppo. Anche negli altri casi esaminati – carte Sim con intestazioni fittizie e i dossieraggi illegali della security aziendale guidata da Giuliano Tavaroli – il consiglio ha deciso di non procedere.

A meno che non intervengano fatti nuovi. Ma quali potrebbero essere questi fatti nuovi? A livello giudiziario è pendente in Cassazione il ricorso contro la sentenza del Gup Mariolina Panasiti, depositata il 14 giugno scorso, con la quale si è stabilito il non luogo a procedere per alcuni degli imputati della vicenda Tavaroli in relazione al reato di appropriazione indebita. La sentenza è stata impugnata non solo dalla Procura che ha svolto l'indagine, ma anche, tra gli altri, da Telecom e Pirelli. Per motivi differenti. Con una serie di ricorsi inoltrati in Cassazione a fine giugno, i pm milanesi chiedono l'annullamento «essendo le pronunzie viziate dalle violazioni di legge e dai vizi di motivazione» analizzati nei documenti dove, in pratica, si difendono sia l'indagine svolta sia la posizione di Tronchetti, segnalando che «una visione solo parziale degli atti può essere pericolosamente fuorviante». Telecom invece contesta in sintesi che l'interesse del management al quale avrebbe risposto la security non necessariamente coincide con quello della società. E Pirelli chiede invece che siano mandati a giudizio i coimputati di Tavaroli che non hanno patteggiato.

La Cassazione dovrebbe pronunciarsi a fine febbraio, ma, anche se non è detto apporti elementi nuovi, saranno interessanti le motivazioni più che la decisione se accogliere o meno i ricorsi.

La Panasiti aveva anche rinviato le carte al Procuratore della Repubblica di Milano per eventuali adempimenti relativi a eventuali nuove ipotesi di reato e da ultimo, poco prima di Natale, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha chiesto e ottenuto l'acquisizione del rapporto Deloitte e dei pareri legali formulati però per eventuali azioni civilistiche e non penali.

La decisione del cda Telecom era motivata anche dall'esigenza di troncare fughe di notizie che avrebbero potuto danneggiare la società. Ma l'attenzione sulla questione non si è spenta. L'Asati, l'associazione dei piccoli azionisti, ha chiesto di avere il rapporto, che le è stato negato. Il consigliere Tarak Ben Ammar ha dichiarato che se fosse stato presente fino alla fine della riunione del board si sarebbe espresso con la maggioranza perchè non c'era materia per procedere, suscitando un'interrogazione ai ministri del Tesoro e dello Sviluppo economico da parte del senatore Elio Lannutti.

Si continua cioè a parlare di questioni che il mercato non conosce. Resta inevasa la domanda: cosa ha evidenziato di rilevante il rapporto Deloitte? Alla Consob il compito di stabilirlo. 

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