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Telecom, ai fondi più voti di Telco

È partita la svolta da «public company» di Telecom Italia che da ieri ha un nuovo consiglio per la maggior parte formato da indipendenti e un presidente, Giuseppe Recchi, per la prima volta nominato direttamente dall’assemblea dei soci affollata come non mai: era presente il 56% del capitale. Ma, a sorpresa, è emerso anche un nuovo equilibrio nell’azionariato. Al momento del voto per il rinnovo del consiglio la lista più votata è risultata quella di Assogestioni, i fondi comuni, con il 50,28% dei voti (in larghissima parte fondi internazionali) contro il 45,5% di Telco che aveva presentato, come di consueto, la lista di maggioranza. A seguire la lista Findim di Marco Fossati, rimasta fuori dal board per un soffio.
Non era mai successo e la nomina ha richiesto quindi una procedura particolare. Su 13 posti disponibili solo sei potevano infatti essere assegnati visto che Assogestioni aveva presentato tre nomi. Per sbloccare l’impasse Findim, che nei mesi scorsi ha condotto una battaglia serrata perché le minoranze avessero più spazio, ha proposto a Telco di integrare la due liste ma l’invito non è stato raccolto e quindi la cassaforte di Telecom ha conquistato 10 posti su 13. Findim non ha votato e nemmeno i fondi. Ecco gli eletti: oltre a Recchi, il Ceo Marco Patuano Denise Kingsmill, Flavio Cattaneo, Giorgina Gallo, Tarak Ben Ammar, Laura Cioli, Giorgio Valerio, Jean Paul Fitoussi e Luca Marzotto per Telco, Lucia Calvosa, Davide Benello e Francesca Cornelli per i fondi.
Fossati non ha gradito. Aveva annunciato che avrebbe votato per Assogestioni — e il suo 5% è stato determinante — schierandosi con il mercato per dare un segnale, avvisando anche Vito Gamberale, capolista e candidato presidente, che lo avrebbe fatto a costo di pregiudicare il suo ingresso nel board. Alla fine, è quello che contesta il patron di Findim, «il mercato ha espresso la maggioranza però il controllo del board resta a Telco. Non è cambiato niente». Ora Il patron di Findim, che a dicembre aveva tentato di revocare il board, potrebbe tornare all’attacco.
Dopo lo strappo toccherà a Recchi e Patuano cercare di ricomporre il quadro, tenendo in considerazione che l’assetto è destinato ancora a cambiare in virtù dei patti tra i soci di Telco, che prevedono il trasferimento del 15% a Telefonica. Una quota che alla luce del 28% in mano ai fondi e alle minoranze non garantisce più agli spagnoli la maggioranza in assemblea.

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