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Telecom affitterà la rete Enel

MILANO.
Telecom Italia non entrerà in società con l’Enel per la stesura della rete a banda larga ma è probabile che possa affittare la fibra nelle aree a fallimento di mercato. «Se venisse confermato che Enel può costruire la rete a banda ultralarga a prezzi inferiori ai nostri la decisione razionale è quella di andare a comprare, non di ostinarsi a fare qualcosa di diverso ». Lo ha detto Marco Patuano, ad di Telecom, ieri sera durante l’audizione alla Commissione Industria del Senato organizzata dal senatore Massimo Mucchetti.
Dunque per le aree più disagiate del Paese si prospetta una collaborazione tra la principale società telefonica e quella della rete elettrica, aree che potranno contare anche sui 2,2 miliardi di incentivi messi a disposizione del governo. Più difficile la collaborazione nelle aree nere, cioè quelle più vantaggiose economicamente. Su queste la competizione sarà spinta e non a caso Telecom continua ad aggiornare i suoi obbiettivi. «Così come pochi mesi fa abbiamo incrementato la quota di copertura realizzata con architetture Ftth (fiber to the home), adesso, in una logica di continuo miglioramento, stiamo valutando di incrementare il numero di aree nelle quali intendiamo realizzare investimenti in piena autonomia finanziaria, con ciò riducendo i possibili esborsi pubblici », ha detto Patuano. «E’ certo che quando il 7 dicembre confermeremo al Mise le intenzioni di investimento autonomo dichiarate in occasione della consultazione pubblica, le aree di copertura autonoma saranno più numerose di alcuni punti percentuali rispetto a quelle precedentemente indicate».
La curiosità dei senatori si è poi rivolta agli assetti azionari del gruppo telefonico, in particolare dopo la salita di Vivendi fino a oltre il 20% del capitale e alle opzioni acquistate dall’imprenditore francese Xavier Niel. Il presidente Giuseppe Recchi ha assicurato che tutto ciò sinora non ha influenzato la gestione dell’azienda. «Le strategie e i piani di investimento dell’azienda, da un lato, e l’assetto societario, dall’altro, si collocano su due distinti piani – ha detto Recchi -. In una public company, quale noi siamo, gestione e proprietà sono separate e i manager operano nell’interesse di tutti gli azionisti, per massimizzare la creazione di valore. Non siamo noi manager a decidere chi debbano essere gli azionisti, ma sta a noi operare perchè l’impresa sia gestita nel modo più efficiente possibile».
Il management di Telecom, in generale, si è detto compiaciuto che gruppi internazionali abbiano incrementato le loro posizioni nell’azionariato, in quanto questo è un segnale positivo per l’azienda, diventata attraente e ben gestita. Le singole posizioni verranno comunque diluite in seguito alla conversione delle azioni di risparmio: 13,7% Vivendi e 10,2% Niel, secondo i calcoli della società. Conversione che farà contenti soprattutto una decina di fondi che le hanno rastrellate recentemente, come Amber, e non i piccoli risparmiatori. «Con la conversione, il convertendo, e la vendita dell’Argentina a fine 2016 entreranno in azienda circa 3 miliardi di risorse fresche che ci permetteranno di finanziare gli investimenti », ha concluso Patuano.
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