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Telecamere, privacy inviolata

Via libera alla videosorveglianza delle aree condominiali, con deliberazione a maggioranza da parte dell’assemblea. La nuova legge n. 220/2012 di riforma della disciplina del condominio degli edifici ha, infatti, chiarito che rientra fra le competenze assembleari la decisione in merito all’installazione delle telecamere sulle parti comuni e ha stabilito le necessarie maggioranze. Nel frattempo la Corte di cassazione ha precisato che l’installazione di sistemi di videosorveglianza non viola la privacy. Non sussistono, infatti, gli estremi del delitto di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis del codice penale) nel caso in cui un condomino effettui riprese dell’area condominiale destinata a parcheggio e del relativo ingresso, trattandosi di luoghi destinati all’uso di un numero indeterminato di persone e, pertanto, esclusi dalla tutela penale, la quale concerne una particolare relazione del soggetto da tutelare con l’ambiente in cui questi vive la sua vita privata, in modo da sottrarla a ingerenze esterne. Lo ha ribadito la Cassazione (sezione seconda civile), nella sentenza n. 71 del 3 gennaio 2013.

Nel caso in questione un condomino, visti i ripetuti atti vandalici perpetrati da ignoti a danno delle parti comuni e delle parti di proprietà esclusiva, non registrando intervento alcuno da parte dell’amministrazione condominiale, aveva deciso di provvedere unilateralmente all’installazione di un impianto di videosorveglianza sulle aree condominiali, chiedendo poi agli altri comproprietari di rimborsagli pro quota la spesa anticipata. Uno dei condomini si era però rifiutato di pagare la sua parte e la vicenda era giunta dapprima dinanzi al giudice di pace e, quindi, addirittura presso la Suprema corte. Occorre segnalare come nella specie il giudice di merito avesse deciso la controversia secondo equità, pronunciandosi in favore del condomino che si era attivato per la gestione dell’impianto. Questo tipo di sentenze, però, sono impugnabili per Cassazione soltanto in relazione ai principi informatori della materia, restando invece preclusa la denunzia di violazione di specifiche norme di diritto sostanziale. Nel caso in questione la condomina ricorrente non aveva assolto a tale onere probatorio e, quindi, anche per tale motivo, il ricorso era stato integralmente rigettato. La Suprema corte, pur non potendosi pronunciare nel merito della questione civilistica, ha tuttavia ricordato il costante orientamento relativo alla non punibilità di tali comportamenti ai sensi dell’art. 615-bis del codice penale.

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