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Telco, via libera alla scissione

La sorpresa – ma anche quella relativamente parlando, in quanto deriva dalle rettifiche di valore sulle azioni Telecom – è la perdita: 952,5 milioni; la conferma è la scissione, chiesta ormai da tempo dagli azionisti, in prima fila Mediobanca e Generali e poi a seguire da Intesa. Sono queste le decisioni prese dal cda di Telco, che ha approvato il bilancio al 30 aprile 2014 ed ha certificato l’arrivo al capolinea della scatola creata nel 2007 per permettere l’uscita della Pirelli da Telecom. Decisioni che verranno ratificate dall’assemblea del prossimo 9 luglio, che approverà anche la riduzione del capitale per perdite. La scissione diventerà operativa entro i sei mesi successivi all’ottenimento dell’autorizzazione delle autorità (l’Ivass in Italia, ma anche l’Antitrust brasiliano, quello argentino e l’Anatel, l’autorità regolamentare brasiliana).
Tecnicamente la scissione prevede la creazione di quattro newco, ciascuna delle quali controllata al 100% da uno dei quattro azionisti Telco, che avrà pro-quota azioni Telecom pari complessivamente al 22,4% del capitale della società di tlc: dunque Telefonica avrà il 14,77%, Generali il 4,32%, e l’1,64% a testa Mediobanca e Intesa. Oltre ad avere direttamente le azioni Telecom, i soci avranno anche i debiti (pro-quota) per un totale di 2,41 miliardi (più interessi). Si tratterà di un prestito soci per ripagare i finanziamenti in essere: 600 milioni verso le banche (Mediobanca, Intesa e Socgen) e 1.750 milioni di prestito obbligazionario sottoscritto sempre proquota dai quattro soci, più 70 milioni tra interessi già maturati e quelli che matureranno da qui alla scissione. In realtà c’è un leggero disallineamento nel bond, per Telefonica, che inoltre dovrà versare anche 60 milioni agli altri soci in quanto non si è mai realizzato il secondo aumento di capitale di Telco, previsto nell’accordo del settembre scorso (13 milioni a testa a Mediobanca e Intesa, 34 a Generali).
Intanto oltre 5.500 dipendenti Telecom Italia hanno finora sottoscritto il piano di azionariato diffuso del gruppo (partito ieri). La società, che ha riunito il cda, ha anche sancito la qualifica di presidente esecutivo di Giuseppe Recchi (conseguente alle deleghe su strategie e organizzazione, che aveva ricevuto il 18 aprile), ha varato il piano di stock option 2014-2016 per ad e top manager e ha deliberato l’abolizione dell’articolo 22 dello Statuto, sulla golden share, che non esiste più.
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