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Telco stringe sulle nomine «Il Brasile? Si può vendere»

Si terrà venerdì mattina il consiglio di Telco, la holding che controlla Telecom Italia. La riunione è stata convocata per stilare la lista dei candidati in vista dell’assemblea del gruppo di telecomunicazioni che il 20 dicembre sarà chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di revoca del board, presentata dalla Findim di Marco Fossati, e sul suo eventuale rinnovo. L’ultimo giorno per presentare le liste è lunedì 25 novembre.
Al lavoro è anche Assogestioni, la cui lista non dovrebbe superare i sette nomi sui 15 totali. Fossati, che inizialmente si è rivolto ad Assogestioni per formulare una proposta comune, di fronte al no dell’associazione dei fondi che non intende gestire o co-gestire il gruppo guidato da Marco Patuano ma vuole conservare il ruolo di minoranza indipendente, ha fatto sapere che comunque con il suo 5% voterà Assogestioni e ha invitato gli altri soci di minoranza a fare altrettanto.
E mentre il mercato si chiede quali chance abbia effettivamente di passare la richiesta di revoca del board, che diversamente andrebbe alla scadenza con l’assemblea di aprile, restano accesi i riflettori sui consigli di Telecom che hanno portato il 14 novembre all’accordo per la vendita delle attività in Argentina, cioè il 22,7% detenuto in modo diretto e indiretto della Telecom locale, al fondo Fintech di David Martinez per 960 milioni di dollari. In particolare ieri il «Sole 24 Ore» si è concentrato di nuovo sui verbali dei board del 7 e dell’11 novembre, sottolineando il potenziale conflitto d’interessi di Generali, socio di Telco e in affari da tempo (con anche un credito) con la famiglia Werthein, azionista di minoranza di Telecom Argentina. Su tale potenziale conflitto sarebbe stata sollecitata da consiglieri indipendenti una dichiarazione da componenti il board, diretta in particolare a Gabriele Galateri, presidente di Generali. La Consob ha chiesto chiarimenti sul rispetto della normativa sulle operazioni con parti correlate. Indagine che, in caso si concludesse con l’accertamento di non ottemperanza alla disciplina di trasparenza da parte di Trieste,potrebbe portare al più a una sanzione amministrativa.
E ieri Patuano ha incontrato i sindacati per illustrare il nuovo piano industriale 2014-2016 che, ha spiegato, prevede un programma di investimenti nel triennio di circa 9 miliardi in Italia, di cui 3,4 miliardi destinati alle tecnologie di ultima generazione. Dopo l’incontro un sindacalista ha riferito che l’amministratore delegato avrebbe ipotizzato anche la vendita di Tim Brasile. In una nota Telecom ha però confermato quanto più volte detto da Patuano e ripetuto ieri nell’incontro, e cioè che «Tim Brasil è un attivo strategico del gruppo dove vogliamo continuare a crescere e aumentare i nostri investimenti». Sul tema della rete, infine, ieri è intervenuto su Twitter Matteo Renzi: «È fondamentale procedere subito allo scorporo perché sugli investimenti siamo indietro. Indipendentemente dalla proprietà: se italiana o no non mi interessa».

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