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Telco, soci italiani in uscita a giugno per favorire l’alleanza con Vivendi

MILANO — «Non esiste in questo momento nessuna offerta per Tim Brasil», ha detto ieri l’ad di Telecom, Marco Patuano, al termine di un incontro con il ministro delle Comunicazioni brasiliano, Paulo Bernardo, a Brasilia. «Non ho mai visto una situazione in cui una compagnia che sta per essere chiusa aumenta i propri investimenti», ha aggiunto il manager ricordando che Tim investirà nel gigante sudamericano solo quest’anno circa 1,2 miliardi di euro che diventeranno 3,3 miliardi fino al 2016. Al contrario Patuano si è mostrato possibilista per una combinazione tra Tim Brasil e Gvt, l’operatore di telefonia fissa brasiliano controllato dalla francese Vivendi. «Hanno business complementari ma non ci sono negoziazioni in corso per una fusione, ha detto l’ad di Telecom. Una combinazione Tim Brasil-Gvt è infatti fumo negli occhi per gli spagnoli di Telefonica, poiché rafforzerebbe enormemente entrambi gli operatori a scapito di Vivo (controllata da Telefonica), Claro (Anmerica Movil) e Oi. E infatti tale combinazione è sempre stata osteggiata da Cesar Alierta nel cda di Telecom fin da quando l’ex presidente Franco Bernabè ha cominciato a studiarla almeno tre anni fa. Nell’autunno 2012 era arrivata l’offerta di Naguib Sawiris a sottoscrivere un aumento di capitale proprio in funzione della fusione con Gvt, che richiedeva un esborso parte in contanti e parte in azioni affinchè Telecom mantenesse una quota di maggioranza nella nuova entità. Non se ne fece niente per l’opposizione di Telefonica supportata in quell’occasione dai soci italiani, in particolare da Gabriele Galateri da sempre considerato molto vicino agli spagnoli. Ora però i soci italiani ci stanno ripensando anche perché un’alleanza a tutto campo con Vivendi potrebbe far salire il valore del titolo Telecom
e avvicinare quella soglia di 1,1 euro (oggi siamo a 0,87 euro) indicata da Telefonica nel settembre scorso per un eventuale nuovo acquisto di azioni. D’altronde Alierta oggi si trova in una situazione difficile, una sorta di cul de sac, da cui potrebbe uscire solo in presenza di un’offerta molto allettante su Tim Brasil, e dunque non c’è da stupirsi se i soci italiani stanno meditando di separare i loro destini.
Se Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo all’assemblea di aprile promuovessero un lista per un nuovo cda che fosse indipendente da Telefonica, a quel punto l’operazione Telecom-Vivendi potrebbe essere perlomeno analizzata come avviene in tutte le public company. Il passo successivo sarebbe lo scioglimento di Telco a giugno con le azioni Telecom e la quota parte di debiti assegnata a tutti i suoi soci. Una prospettiva che valorizzerebbe ulteriormente il titolo facilitando la dismissione delle azioni sul mercato da parte di Mediobanca e Generali. Opzione che sicuramente verrà ostacolata da Telefonica con una richiesta di proroga del patto Telco fino a febbraio 2015 in virtù del fatto che con la scissione gli spagnoli diventerebbero il primo azionista singolo di Telecom (con il 13-15%) con conseguenze negative sul fronte dell’antitrust brasiliano. Alierta dunque giocherà tutte le sue carte per evitare questo scenario che lo vedrebbe perdente su tutti i fronti e non sarà da sottovalutare anche l’indicazione che darà il nuovo governo Renzi sulla vicenda Telecom, che potrebbe essere molto diversa da quella fornita a suo tempo da Enrico Letta.

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