Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Telco rimborsa i debiti con Ge

Telco mette a posto l’ultimo tassello del debito rimborsando il finanziamento di General Electric mentre spuntano i dettagli sul contratto di opzione sottoscritto dalle banche finanziatrici in caso di escussione del pegno.
Verso il rimborso a Ge
Secondo quanto si apprende mercoledì si è riunito il consiglio di amministrazione della società a cui fa capo il 22,4% di Telecom Italia. L’appuntamento, fissato come di consueto in vista dell’assemblea del gruppo telefonico che si è tenuta ieri, sarebbe anche servito per definire le sorti del finanziamento di 260 milioni erogato da General Electric. Tale linea scade infatti alla fine di ottobre ed è l’unica rimasta fuori dalla riorganizzazione del debito varata dalla società alla fine di maggio scorso. In scadenza quest’anno c’erano infatti 2,16 miliardi di prestiti bancari: 1,3 miliardi del prestito capofilato da UniCredit (scadenza nel mese), 600 milioni da rimborsare a Montepaschi (giugno) e 260 milioni a Ge Capital (ottobre). Il rientro è stato varato con tre distinte operazioni: un aumento di capitale da 600 milioni, il primo da quando è stata costituita la holding nel 2008; l’ottenimento da un pool guidato da UniCredit – con SocGen, Mediobanca, Intesa-Sanpaolo e la new entry Hsbc – di una linea di 1.050 milioni per la durata di 18 mesi, mentre il prestito obbligazionario, sottoscritto dai soci, è stato aumentato da 1,3 a 1,75 miliardi e la sua durata è stata prorogata di un anno. Sono state così rimborsate le linee di 1,3 miliardi di UniCredit e i 600 milioni di Mps, mentre restava ancora da chiudere la linea di Ge. I soci hanno così deciso di non rinnovare tale finanziamento e rimborsarlo con le risorse di 1.050 milioni raccolte dal pool. In questo modo si «liberano» 342,8 milioni di titoli equivalenti al 2,5% di Telecom Italia. Non è chiaro, tuttavia, se tali titoli andranno a coprire le garanzie concesse dal pool UniCredit o saranno a disposizione degli azionisti per eventuali reintegri delle garanzie.
Il patto sul pegno
Proprio in tema di debito è stato depositato presso la Sec il patto integrale siglato dai soci del pool guidato da UniCredit con i soci Telco per disciplinare la prelazione dei soci nel caso di escussione del pegno. Il documento – 13 pagine sottoscritte dalle parti – disciplina nella sostanza tempi e modi attraverso cui può essere esercitato il diritto di opzione nei confronti delle stesse banche dagli azionisti Telco (Intesa, Mediobanca, Generali e Telefonica). È stabilito che gli istituti devono trasmettere ai soci ogni comunicazione avente ad oggetto l’avvio della procedura per l’escussione del pegno indicando l’ammontare dovuto e il prezzo al quale le banche possono appropriarsi delle azioni gravate dal pegno. I soci a loro volta hanno il diritto di esercitare il «diritto di opzione» a un prezzo per azione pari al più elevato tra l’ammontare stabilito dalle banche e la media del prezzo di listino nei 15 giorni di borsa precedenti. Tuttavia tale diritto – si sottolinea nel patto – vale solo con riferimento alla totalità delle azioni oggetto di escussione. Non solo. Nel caso in cui il diritto di opzione non venga validamente esercitato, le parti dissenzienti (che si rifiutano di mettere a disposizione di Telco, proporzionalmente alla propria partecipazione, le risorse finanziarie atte a evitare l’escussione del pegno) si impegnano a non vendere, trasferire, scambiare attraverso contratti o strumenti di qualsiasi tipo qualsiasi azione per un periodo di 6 mesi. Tale impegno non si applica a Mediobanca e Intesa Sanpaolo quando si appropriano, comprano o vendono azioni e altri diritti nell’ambito dell’escussione del pegno e a Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Generali quando si appropriano, comprano o vendono nell’ambito del normale corso delle loro attività di trading. Telefonica resta dunque fuori da questa previsione. È stabilito infine un tetto per l’applicazione delle diverse clausole contenute dall’accordo: al punto 1.2.14 dell’intesa sul diritto di opzione si stabilisce, infatti, che parte delle disposizioni non si applicano per importi non eccedenti la soglia dei 260 milioni.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Maximo Ibarra ha rassegnato le sue dimissioni da Sky Italia per diventare amministratore delegato e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non cede all’ottimismo il ministro dell’Economia Daniele Franco che punta l’indice sui due pun...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In punta di diritto: la contrarietà a un giudicato nazionale, nel contesto del giudizio di ottemper...

Oggi sulla stampa