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Telco, escono i soci italiani Inviate le disdette al patto

Partono le raccomandate per richiedere «formalmente» la scissione di Telco, il veicolo a cui fa capo il 22,4% di Telecom Italia e partecipato da Generali (19,32%), Mediobanca (7,34%), Intesa Sanpaolo (7,34%) e gli spagnoli di Telefonica (66%). E in Borsa il titolo Telecom lascia sul terreno il 4,2% a 0,94 euro per azione.
Nel primo giorno utile concesso dai patti parasociali per avviare lo scioglimento della finanziaria – la finestra si è aperta il 15 giugno e si concluderà a fine mese –, Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo hanno fatto sapere di aver inviato le missive agli altri azionisti, passaggio necessario per avviare la scissione perché concordato nel patto siglato a settembre scorso. Un percorso, appunto, destinato a sfociare nell’attribuzione di titoli e quota parte del debito ai quattro soci che da ormai sette anni siedono nella cabina di comando di Telecom Italia. Con il risultato che alla fine del processo, nel libro soci di Telecom Italia compariranno Telefonica con il 14,7 per cento di Telecom Italia (debito di 1,6 miliardi di euro), le banche con un pacchetto dell’1,6% (debito di 179 milioni a testa) e Generali con il 4,3% (debito di 475 milioni).
Nel dettaglio Mediobanca ha fatto sapere che la richiesta di scissione di Telco «rappresenta il naturale proseguimento del percorso di disimpegno dall’investimento in Telecom Italia annunciato nel giugno scorso in occasione del piano 2014-16 e avviato il 24 settembre successivo con la riduzione della partecipazione in Telco dal 11,6% al 7,3% (in trasparenza dal 2,6% all’1,6% del capitale ordinario di Telecom Italia)». Una decisione che – osserva piazzetta Cuccia – ha avuto anche riflessi in Borsa, se si pensa che il titolo Telecom ha registrato un incremento del 65% contro il 13% del settore tlc europeo. In base corsi correnti di Telecom Italia, fa sapere Mediobanca, «la plusvalenza inespressa sulla partecipazione spettante ammonta a circa 110 milioni di euro, che si aggiunge all’utile di 67 milioni registrato nel primo semestre dell’esercizio in corso».
Intesa Sanpaolo, invece, ha fatto sapere nell’ambito della comunicazione dell’esercizio della richiesta di scissione che «l’interessenza in Telecom Italia originerebbe per Intesa Sanpaolo una plusvalenza implicita ante imposte pari a circa 35 milioni di euro». Si tratta, ovviamente, di maggiori valori contabili rispetto all’attuale valore di carico dei titoli nei bilanci dei soci Telco. Nei fatti, però, l’avventura nel settore delle telecomunicazioni si è tradotta in pesanti perdite per tutti gli azionisti. Entrati nel 2007 con un investimento di 8,1 miliardi e dopo aver ricapitalizzato per 600 milioni nel 2012, ora l’ex condominio Telco si ritrova con una partecipazione che ai prezzi di mercato vale 2,9 miliardi. Ma a fronte di questo valore c’è un debito Telco da onorare: tra prestito soci e linea di credito il conto è di 2,4 miliardi.
Il liberi tutti in Telco a questo punto apre nuovi scenari nella partita di Telecom Italia. Tanto più che i soci italiani hanno già fatto sapere a più riprese di non ritenere strategica la partecipazione nel gruppo telefonico e dunque di essere pronti a dismetterla in tempi stretti. Anche per il timore di massicce vendite in arrivo, ieri il titolo Telecom Italia ha lasciato sul terreno oltre il 4%, allontanadosi dalla soglia di un euro toccato qualche giorno fa.

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