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Telco, c’è l’accordo fra i soci sul debito

Si va verso il rinnovo del prestito da 1,7 miliardi sottoscritto dai soci Telco. Nelle ultime settimane ci sarebbero stati contatti informali tra i grandi azionisti del veicolo a cui fa capo il 22,4% di Telecom Italia e rappresentati da Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Generali e Telefonica. Le consultazioni hanno riguardato gli sviluppi del debito della scatola e più nello specifico la scadenza del prestito obbligazionario sottoscritto dai soci da 1,7 miliardi che termina a maggio. L’orientamento attuale sarebbe quello di rinnovare nuovamente la linea sottoscritta dagli azionisti fino a febbraio 2015, ovvero quando andrà a scadenza il patto di sindacato che regola i rapporti tra i soci. E il tutto potrebbe essere formalizzato in un consiglio di amministrazione che dovrebbe essere convocato ad aprile.
Telco, dunque, riapre formalmente il capitolo debito. Questo dopo che lo scorso anno il veicolo di controllo di Telecom Italia aveva già rinegoziato le linee in scadenza con il debito che è calato a 2,8 miliardi rispetto ai 3,4 miliardi precedenti, ma solo perchè i soci Telco hanno deciso di rifinanziare i prestiti compensandone una parte con un aumento di capitale da 600 milioni, il primo da quando è stata costituita la holding nel 2008. Detto questo, la ristrutturazione del debito era «a tempo». Perché oltre il prestito obbligazionario che ora si prepara a rinnovare, a novembre Telco deve rimborsare la linea bancaria da 1,050 miliardi. Una tappa che potrebbe rivelarsi l’occasione per varare un riassetto di più ampio respiro. Non foss’altro perché a settembre, scatta la prima finestra per la disdetta del patto. A marzo scorso, infatti, i soci della cassaforte hanno deciso di rinnovare l’accordo fino al 28 febbraio 2015. Tuttavia, agli stessi azionisti è stata concessa l’opportunità di richiedere la disdetta anticipata e la relativa richiesta di scissione con invio della comunicazione tra l’1 e il 28 settembre 2013, con esecuzione entro i sei mesi successivi. Tale eventualità potrebbe essere colta da alcuni soci che hanno già fatto capire di essere orientati a uscire da alcune partecipazioni ritenute non più strategiche. E’ il caso, per esempio, delle Generali con l’amministratore delegato del Leone, Mario Greco, che in più occasioni ha già detto che Trieste è pronta a focalizzarsi solo sul core business («Generali è una compagnia assicurativa e il suo compito non è quello di fare l’azionista strategico, né quello di speculare sul mercato», ha dichiarato l’ad in occasione del piano industriale). Non a caso, in rapida successione, Greco ha dato le dimissioni da diversi consigli di amministrazione in cui era presente, da Pirelli a Saras, segnale della volontà del management di focalizzarsi solo sulle assicurazioni. Si vedrà.
Di certo tra debito da rifinanziare e patti in scadenza, la struttura di controllo di Telecom Italia sembra essere destinata a un prossimo ripensamento. Tra l’altro, la decisione del board di Telecom di tagliare il dividendo potrebbe aggravare la situazione. Per Telco significa che incasserà dalla partecipata al massimo 60 milioni di euro l’anno. Somma sufficiente per coprire gli oneri sulla linea di credito da 1,05 miliardi di euro, ma non tutti gli interessi sul prestito soci. In più, l’intero pacchetto di azioni nella compagnia telefonica è in garanzia alle banche creditrici e secondo i contratti se il titolo Telecom dovesse scendere, e restare per un lungo periodo di tempo, sotto la soglia di 0,6 euro, potrebbe scattare la richiesta di reintegro del pegno. Negli ambienti vicini ai soci Telco si fa notare che le attuali garanzie coprono ampiamente il debito bancario.

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