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I tedeschi lanciano la sfida al low cost

Con l’acquisizione di Air Berlin, Lufthansa con i suoi 102 milioni passeggeri a fine 2016, si avvicina a strappare a Ryanair lo scettro di prima compagnia europea conquistato raggiungendo la soglia dei 120 milioni. Quanti degli 30 milioni di passeggeri della seconda compagnia tedesca passeranno a Lufthansa è troppo presto per dirlo. Di certo il colosso tedesco che in Italia ha raddoppiato la sua presenza, avrà una posizione dominante controllando circa l’80% del mercato domestico.
Negli ultimi anni le legacy companies hanno affrontato processi di ristrutturazione riducendo il costo del lavoro, diventando più efficienti e soprattutto adottando modelli «low cost» per le loro controllate. Una sfida ancora aperta come segnala la Iata, l’associazione internazionale delle compagnie aeree, che nel suo ultimo report ha segnalato come i vettori a basso costo continuano ad espandere la loro quota di traffico a livello mondiale, passata dal 27,1% del 2015 al 28,3% del 2016. Il confronto è acceso anche in Italia dove Ryanair si colloca al primo posto davanti ad Alitalia e a easyJet.
Con il venire meno di compagnie come Air Berlin, Monarch e il ridimensionamento di Alitalia, il numero dei concorrenti si riduce e per i vettori che restano c’è spazio per una ridistribuzione degli slot, dei piloti e degli aerei. È quello che passa sotto il nome di consolidamento, un processo che ad esempio negli Stati Uniti ha portato quattro compagnie aeree (American Airlines, Delta, United e Southwest) a controllare l’80% del mercato. In Europa il processo è più lento e le legacy companies controllano il 57% del mercato continentale. Il resto è spartito tra le compagnie low cost che oggi hanno una quota di mercato del 43% dal 9% del 2002.
Un altro effetto della riduzione della concorrenza è la cancellazione di molti voli al punto che gli analisti hanno dovuto rivedere le previsioni di crescita del settore del corto raggio al 3,2% per la stagione invernale rispetto al precedente 7,3%. Ora tutti puntano sulle rotte a lungo raggio per aumentare la profittabilità e compensare l’aumento dei costi dal carburante al personale alla valuta. La sfida è aperta.

Mara Monti

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