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Tecnologie digitali: le imprese spingono sugli investimenti

Ripartono gli investimenti delle imprese in tecnologie digitali. Il 2016 potrebbe terminare con una crescita del 2,1% della spesa delle aziende e si dovrebbero superare i 37,1 miliardi. Si confermerebbe così il trend positivo iniziato lo scorso anno con un +1,8% dopo la crescita zero del 2014. Dalle previsioni per il trienno 2015-2018 si nota un’accresciuta propensione agli investimenti con una media del 2,4%, ma alcuni settori riusciranno a fare meglio. È il caso dei comparti finanza, assicurazioni e banche (+3,4%), energia e utilies (+4,3%), trasporto di persone e merci (+3,7%), sanità (3,6%). Il manifatturiero dovrebbe essere allineato alla media con un +2,5 per cento.
Settori che rappresentano la punta di diamante di chi percorre la via dell’innovazione digitale per rimanere agganciato ai competitor globali. Diversa la situazione in altri comparti, in cui è attesa una crescita meno incisiva: in alcuni casi si tratta di dinamiche strutturali legate alle dimensioni delle aziende, mentre nel caso della pubblica amministrazione il nodo è rappresentato dai fondi: per le amministrazioni centrali e la Difesa non si profilano particolari problemi (+2% nel triennio) nella direzione dei progetti di rinnovamento portati dalla strategia per la crescita digitale. Ben diverso lo scenario per gli enti locali: stretti tra i tagli dei trasferimenti portati dal Patto di stabilità soffriranno per una limatura (-1,5%) delle risorse.
È quanto emerge dallo studio «Il digitale in Italia 2016», che sarà presentato domani a Milano nel corso dell’evento «Impresa 4.0 – Per una industria italiana più competitiva nell’era digitale» promosso da Assinform e Confindustria Digitale.
«La ripresa della spesa è un risultato positivo, che mostra come il mondo business abbia imboccato la strada della ripresa degli investimenti stabili, puntanto in modo particolare sui digital enabler» commenta Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting Cube.
In ambito business, nella maggior parte dei casi gli investimenti puntano alla digitalizzazione dei processi, per migliorare e rendere ancora più pervasivo il rapporto con i clienti. Ci sono, poi, pilastri tecnologici trasversali come il mobile, che diventerà – evidenzia lo studio – la principale voce di spesa. Analogamente si assisterà all’avanzata del cloud computing, dei big data e della sempre più indispensabile sicurezza di queste soluzioni.
«È un’Italia a macchia di leopardo con le grandi imprese che innovamo, mentre le medio-piccole fanno un’innovazione più tradizionale – sottolinea Capitani -. Inoltre sul Mezzogiorno continua a pesare un forte gap e incide la carenza di soft skill che in azienda integrano le varie competenze».
Per quanto riguarda i settori, il più evoluto è quello delle tlc e dei media, al primo posto con 8,1 miliardi di spesa digitale previsti nel 2016. Qui le aziende puntano ad approfondire la profilazione dei clienti e delle loro abitudini di consumo, proseguendo gli investimenti nella banda ultralarga. Nonostante le turbolenze il manifatturiero è al secondo posto in termini di spesa con 7 miliardi e precede di poco le banche. L’industria, secondo lo studio, sta accelerando gli investimenti in soluzioni per la gestione della catena della distribuzione, l’Erp, anche se la maggior crescita si vedrà con l’Internet delle cose (IoT), applicata, un domani, all’automazione industriale, alla logistica e alla gestione del ciclo di vita del prodotto. Qui si intersecano la strada dell’analisi dei big data, una delle priorità per le imprese insieme alla sicurezza. Il cloud computing sarà “chiuso” per le grandi imprese, mentre per le Pmi si seguirà il modello “pubblico”.
«Andrebbe premiato chi investe in progetti digitali che favoriscono le iniziative di sistema in un distretto o lungo una filiera, coinvolgendo fornitori e clienti – osserva Alessandro Perego, della School of Management del Politecnico di Milano -. Un ruolo chiave dovrebbe essere svolto dal sistema bancario, che dovrebbe essere più capace di finanziare progetti di innovazione digitale anche in aziende meno robuste dal punto di vista dei fondamentali normalmente considerati».
Il mondo del credito, nonostante un biennio difficile e l’arrivo di nuovi player non tradizionali, punta a piani che dovrebbero migliorare l’operatività e innovare i servizi alla clientela. Strategie che spingono all’insù gli obiettivi di spesa verso i 6,8 miliardi a supporto dell’internet banking e dell’automazione delle filiali, che nelle intenzioni sarà il principale driver. In una situazione analoga si trovano le assicurazioni, che guardano alle black box (IoT ) per ridurre i rischi e migliorare la gestione del rischio, insieme a mobile, big data e cloud computing.

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