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Taxi selvaggio, le metropoli nel caos

Spuntano persino le scacciacani, nella protesta “spontanea” — cioè illegale — dei tassisti: ieri prima dell’alba ne ha estratta una un noleggiatore di Milano, mentre un gruppo di tassisti inferociti contro il “crumiro” gli rifaceva la livrea dell’auto tappezzandola con un fitto lancio di uova davanti alla stazione Centrale. Tanto per scaldare un po’ il clima alla vigilia del T-day di oggi: alle 15 a Montecitorio migliaia di tassisti in arrivo da tutta Italia protesteranno in modo “spontaneo” — e quindi non autorizzato, senza preavviso alla Questura — con un sit-in davanti alla Camera, che dovrebbe approvare l’emendamento al Milleproroghe. Nel frattempo, i rappresentanti sindacali di categoria incontreranno il ministro dei Trasporti Graziano Delrio per aprire un tavolo in cui ridisegnare la materia.
Domenica il governo aveva chiesto ai tassisti di tornare a lavorare, in attesa dell’incontro con il ministro. Macché: ieri la protesta da Roma e Milano si è allargata a Napoli e Torino; e si è anche inasprita, tra accerchiamenti e polemiche, tra minacce e insulti alimentati dalla fiele dei social network, delle chat e dei profili Facebook dei capipopolo in auto bianca.
Il motivo per cui i tassisti sono in subbuglio è che l’emendamento Lanzillotta, già approvato al Senato, prorogherebbe per l’ennesimo anno la sospensione di una legge varata nel 2008 e mai applicata: era troppo penalizzante nei confronti degli Ncc, il noleggio con conducente, e fu bocciata dall’Antitrust e dall’Autorità che regola i trasporti. Ma così, protestano i tassisti, si lascia campo libero al mondo nuovo di Uber e delle altre App, nemico comune di tassisti e noleggiatori. I margini di manovra, con il Milleproroghe in corsa per un’approvazione a tempi forzati, sono inesistenti: stralciare l’emendamento — come chiede l’assessore alla Mobilità della giunta cinquestelle romana — vorrebbe dire rispedire tutto al Senato, col rischio del tiro incrociato delle opposizioni.
Resta la soluzione politico-sindacale al tavolo del ministro Delrio, che continua a ribadire buona volontà: «Dobbiamo metterci a sedere per fare una regolamentazione seria. C’è bisogno di garanzie, sui diritti dei cittadini e di chi ha investito nella propria azienda, i tassisti». Una via che convince il capo del “3570” romano, Loreno Bittarelli, e il coordinatore nazionale di Unica Filt Cgil Nicola Di Giacobbe, critici con lo «il metodo sbagliato» di uno sciopero selvaggio su cui indaga il garante, pronto «a ricorrere alla precettazione ». Ma non convince affatto i sindacati vicini alle opposizioni: «Siamo pronti al confronto solo a condizione che Delrio si adoperi affinché l’emendamento venga abrogato», insistono in una nota congiunta gli organismi di categoria di Cisl, Uil, Ugl e Cisal. E dietro le quinte dei social la tensione è altissima: «Via l’emendamento o continueremo a oltranza lo sciopero».

Paolo G. Brera

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