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Taxi, guerra totale in Francia

No, la colère, la rabbia non è finita. Anzi si annunciano giorni di fuoco a Parigi e nelle principali città del Paese. Dopo lo sciopero durissimo di giovedì scorso, con la peripherique, la tangenziale parigina, bloccata dai tassisti, barricate volanti e gomme incendiate, il primo ministro Manuel Valls pensava di aver «rimesso i remis les taxis au volant», promettendo controlli più severi sulle società che gestiscono il noleggio con conducente (Vtc, Véhicules de transport avec chaffeur) e sulle nuove start-up del trasporto stile Uber (quello vero, UberPop, è vietato dall’anno scorso) e facendo balenare l’idea di risarcire in qualche modo i tassisti che restituiscono la licenza al comune.

Macché.

Tutta benzina sul fuoco, è il caso di dire. Domani gli chaffeur Vtc, i dipendenti delle società che gestiscono il noleggio con condudente tipo Allocab SnapCar o Voitures Noires, organizzati nel potente sindacato Amt, Alternative mobilitè transport, perfino il personale delle società che, a loro volta, noleggiano le vetture alle aziende Vtc; insomma tutto il mondo del trasporto alternativo ai taxi tradizionali, scende in piazza, nella immensa Esplanade des Invalides, sotto la guida del presidente di Amt, Joseph François, per dire no, no e no alle decisione del governo di far pagare la crisi del settore taxi ai nuovi protagonisti della mobilità cittadina.

«La Francia deve prendere atto che il vecchio mondo dei taxi, con il sistema delle licenze a numero chiuso, è finito» dice con passione il presidente di Amt, François, che è riuscito a mobilitare tutto il settore cosiddetto «alternativo» all’insegna di una parola d’ordine che sembra uscita da un manuale di economia liberalista, «Lassezlestravailler», Lasciateci lavorare, che ieri campeggiava a caratteri cubitali in una pagina pubblicitaria apparsa sui principali quotidiani sotto il titolo un po’ sfottente di: se questo è il nuovo piano del governo per creare posti di lavoro, stiamo freschi.

Stando alle cifre fornite da Amt, infatti, stringere i controlli sulle società di noleggio, in crescita a differenza delle vecchie compagnie di taxi G7 o Taxis Bleus, in caduta libera (-30% di traffico nel secondo semestre dell’anno scorso), significherebbe mettere sulla strada almeno diecimila autisti Vtc. A cui vanno aggiunti almeno altri 70 mila lavoratori dell’indotto, dalle officine alle aziende di leasing, ai gestori delle piattaforme informatiche che gestiscono le prenotazioni. Ecco perchè la collera si allarga. E gli chaffeurs, anche loro, si radicalizzano. La settimana scorsa, dopo i blocchi della pèripherique parigina, Valls aveva provato a calmare gli animi dei tassisti dimenticandosi però che il settore è ormai definitivamente cambiato e che i nuovi «attori» non sono disposti a farsi carico, anche economicamente, del declino dei taxi tradizionali.

Sì, anche economicamente. Pensate, a Davos, durante il grande meeting svizzero della finanza mondiale, il ministro delle finanze francese, Emmanuel Macron, ha provato a sondare il gran capo (e fondatore) di Uber, Travis Kalanick, su una qualche disponibilità della società americana a contribuire al finanziamento di un fondo «privato» di diritto francese creato apposta dallo stato per indennizzare i tassisti che restituiscono la licenza al comune. Non sappiamo che cosa abbia offerto in cambio il ministro, ma l’imprenditore americano ha risposto di no.

Se il governo non vuole più vedere le tangenziali in fiamme, ci pensi Bercy, sede del ministero delle finanze, a trovare le risorse. E poi, chi stabilisce il prezzo di una licenza: un paio di anni fa valeva almeno 240mila euro (per una targa a Parigi, si capisce) e non c’era tassista disposto a rinunciarvi anche indebitandosi. Oggi il valore è crollato a meno di 150mila euro e le banche, piuttosto, preferiscono finanziare le nuove start-up della mobilità stile Uber come l’appena nata Chaffeur-Privé che ha ottenuto un finanziamento di 5milioni di euro dalla cassa di risparmio Cic e da XAnge, filiale della Banque Postale, controllata dallo stato. Il settore, insomma, è tutt’altro che povero e in crisi: vale almeno un miliardo di euro solo a Parigi e potrebbe triplicare nei prossimi anni se si lasciassero liberi i consumatori di scegliere come farsi trasportare. Per dire, Chaffeur-Privè, l’anno scorso, ha moltiplicato per due il suo giro d’affari e la Cinqs, una piccola cooperativa di 50 chaffeur ha guadagnato il 25% in più proprio la settimana scorsa, nei giorni dello sciopero selvaggio dei tassisti.

Perché, ricorda il combattivo presidente dell’Amt alla vigilia della manifestazione di domani a Les Invalides, «la violenza è la miglior campagna di pubblicità». Violenza anche istituzionale, in certi casi. Per esempio, Teddy Pellerin e Mathieu Jacob, due ragazzotti fondatori di una start-up, Heetch, che mette a disposizione una vettura con autista per accompagnare a casa i ragazzi dopo una serata in discoteca, innovando in sistema che qui chiamano dei «Capitaines de soirée», sono stati arrestati il 19 gennaio scorso e rinviati a giudizio insieme a 220 autisti associati al loro network (il processo è fissato per il 22 giugno) per «esercizio abusivo dell’attività di taxi». Il caso Heetch, fa osservare David Barroux, editorialista de Les Echos, il primo quotidiano economico francese, è la prova che la Francia fa fatica, ad aprire le finestre sul futuro.

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