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Tax expenditures in recupero

Tax expenditures a rischio ultima chiamata. La risposta, però, potrebbe essere nella delega fiscale. L’art. 4 della legge 23/2014 prevede, infatti, l’emanazione di un decreto legislativo ad hoc contenente «norme dirette a ridurre, eliminare o riformare le spese fiscali che appaiono, in tutto o in parte, ingiustificate o superate alla luce delle mutate esigenze sociali o economiche ovvero che costituiscono una duplicazione».

Decreto, quest’ultimo che sarà oggetto dei prossimi incontri in programma tra il governo e i presidenti delle commissioni finanze di camera e senato. In ballo, un tesoretto di circa 250 miliardi l’anno, derivante direttamente dal riordino del sistema (circa 720 voci di spesa) che, però, rischia di essere messo a dura prova da un nucleo forte di detrazioni e deduzioni che valgono circa 90 miliardi di euro difficilmente aggredibili. Alla base della somma, infatti, c’è una serie di misure che tutelano i nuclei più deboli o le famiglie come, per esempio, le detrazioni per carichi familiari riguardanti circa 13 milioni di contribuenti o a quelle sui redditi da lavoro e pensione che coinvolgono circa 36 milioni di soggetti. Questo è quanto emerso, ieri, nel corso di un incontro organizzato da Confcommercio, avente ad oggetto la formalizzazione dei decreti applicativi della delega fiscale. «In teoria, il comparto delle tax expenditures potrebbe portare nelle casse dello stato somme ingenti che potrebbero essere utilizzate a loro volta per ulteriori manovre», ha spiegato a ItaliaOggi Andrea Trevisani, numero uno della direzione politiche fiscali di Confartigianato imprese, «di fatto, però, questa rischia solo di essere solo una speranza. Basti pensare al fatto che né il comparto relativo ai carichi di famiglia, né quello relativo alle spese sanitarie potrà mai essere toccato». A oggi, infatti, l’unico settore a essere stato oggetto di riordino è quello relativo ai crediti di imposta attraverso il dpcm 20 febbraio 2014, pubblicato in G.U. n. 67 del 21 marzo (si veda ItaliaOggi del 26 marzo 2014). Dallo scorso 1° gennaio, infatti, sono stati tagliati del 15% gli aiuti fiscali a chi gestisce sale cinematografiche e reti di teleriscaldamento alimentate a biomasse, come pure alle nuove iniziative imprenditoriali e agli acquisti di veicoli ecologici (elettrici, a gpl o ibridi). Previsto solo dal 2015, invece, il taglio del 15% all’agevolazione sul gasolio degli autotrasportatori. Nel corso dell’incontro, poi, a sottolineare l’importanza del recupero di queste somme anche il presidente della commissione finanze Mauro Maria Marino (Pd). «Se, effettivamente, riuscissimo a riorganizzare il sistema potremo riuscire a entrare in possesso di risorse utili da reinvestire in prima battuta per l’abbattimento della pressione fiscale sulle imprese. Dovrebbe essere fatta chiarezza su circa 720 voci che, complessivamente valgono, circa 254 miliardi di euro sulla base dell’ultimo rapporto di Vieri Ceriani che andrebbe, però, stimato al rialzo risalendo al 2011». Ed è proprio questo uno degli argomenti che sarà oggetto dei prossimi incontri che si terranno tra i presidenti delle commissioni finanze di camera e senato e il governo, nel corso delle prossime settimane. In base a quanto annunciato dal viceministro dell’economia e delle finanze Luigi Casero (si veda ItaliaOggi del 5 maggio 2014), il decreto per il riordino del sistema di agevolazioni e detrazioni fiscali, dovrebbe vedere la luce entro la fine di settembre. Anche se, nell’aria, c’è comunque la possibilità di veder rinviato tutto alla legge di stabilità 2015.

Prima di veder sciolti i nodi relativi al riordino di detrazioni e agevolazioni però, gli addetti ai lavori dovranno fare il punto in merito al decreto sulle commissioni censuarie e sullo schema di decreto in materia di semplificazioni fiscali usciti dall’ultimo consiglio dei ministri di venerdì 20 giugno (si veda ItaliaOggi del 21 giugno 2014). «Nel corso dei lavori che svolgeremo insieme al governo», ha spiegato il presidente Marino, «dovremo trovare il modo di declinare meglio l’aspetto relativo alla composizione delle commissioni censurie e, in seconda battuta, dovremo affrontare l’aspetto legato alla responsabilità dei professionisti e dei Centri di assistenza fiscale in caso di errori relativamente alle dichiarazioni dei redditi precompilate. Non è, infatti, possibile che questi soggetti siano direttamente responsabili per eventuali errori commessi dal contribuente» (si veda ItaliaOggi del 24 giugno 2014).

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