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Tax credit negozi: ecco quanto vale l’aiuto dal 2020

Il tax credit affitti può coprire fino a metà dei canoni di locazione pagati da negozianti e imprenditori da marzo 2020 a maggio 2021 (luglio per le attività turistiche). L’agevolazione è la più complicata tra quelle introdotte per far fronte alla pandemia, ma può essere misurata con una serie di simulazioni-tipo.

Facciamo l’ipotesi di un bar per il quale il titolare paga un canone mensile di 1.200 euro. Se si rispettano i requisiti del calo di fatturato, si può avere il tax credit originario del 60% previsto dal decreto Rilancio 2020, le estensioni del decreto Ristori (perché l’attività è interessata dalle chiusure autunnali) e l’ultimo prolungamento introdotto dal decreto Sostegni-bis (in vigore dal 26 maggio e anch’esso condizionato al calo di fatturato, si veda anche l’articolo in basso).

Il risultato è un insieme di agevolazioni che coprono 12 mesi su 15, da marzo 2020 a maggio 2021. Per un ammontare di 8.640 euro su 18mila. Questo aiuto, che copre il 48% dei canoni, è uno dei più alti tra le attività prese in esame. Ma sconta pur sempre i due limiti generali del tax credit locazioni commerciali:

1 si tratta di un’agevolazione in “moneta fiscale”. Non è un contributo diretto, ma un credito d’imposta che l’inquilino può usare in compensazione (se ha pagamenti da fare) o cedere ad altri;

2 il tax credit esiste solo se il canone è stato pagato. E questa è una condizione che molti conduttori non sono riusciti a rispettare nella difficile stagione della pandemia.

Un paio di aperture, su quest’ultimo punto, sono arrivate dalle Entrate. Già l’anno scorso il Fisco ha chiarito che l’inquilino può anche cedere il bonus al locatore “in conto canone”, pagandogli cioè solo la differenza (ad esempio, 480 euro anziché 1.200 nel caso del bar). Ma serve sempre l’ok del proprietario, che potrebbe non sapere cosa farsene del tax credit, se ad esempio è un dipendente o pensionato.

L’altro chiarimento importante del Fisco è che anche chi è rimasto indietro con i pagamenti può “generare” il bonus quando si rimette in pari. Come nel caso della panetteria che ha saldato solo nel 2021 le mensilità di maggio e giugno 2020. Attenzione: siccome non tutti i mesi sono coperti dall’agevolazione, è importante che chi è finito in mora vada a saldare per prime le mensilità che danno luogo al tax credit (che non scatta mai sui canoni di luglio, agosto e settembre 2020).

Quello della discontinuità, in effetti, è uno dei tratti distintivi dell’agevolazione. Cambiano i mesi per cui la si può avere. Cambiano i presupposti. E cambiano le percentuali: ad esempio, se un negozio in un centro commerciale è detenuto tramite affitto d’azienda, il tax credit scende dal 60 al 30 per cento.

L’incrocio di queste regole fa sì che per alcune attività il bonus valga molto meno della metà dei canoni, e con criteri non sempre facili da comprendere. Vediamo la simulazione dell’avvocato a Milano: paga 5mila euro al mese e ha diritto al tax credit del 60% per marzo e aprile 2020, ma non per maggio e giugno (gli manca il calo di fatturato), né per ottobre, novembre e dicembre (il codice Ateco non è tra quelli coperti dai Ristori); per il 2021, invece, il calo di fatturato gli consente di ricevere l’aiuto per tutti i primi cinque mesi dell’anno. Per un totale di 21mila euro di moneta fiscale su 75mila di canone: il 28 per cento. Da notare che in questo caso il tax credit spetta anche al collega dell’avvocato che ha in sublocazione una stanza.

Spesso a complicare i calcoli interviene la rinegoziazione del canone. Se il locatore accetta di ridurlo, diminuisce anche la base su cui determinare il bonus. Come nel caso del negozio di calzature e in quello dell’agenzia di viaggi, che presenta però un’ulteriore particolarità: in quanto operatore del settore turistico, può avere il tax credit fino a luglio di quest’anno. È questa una chance in più, e in condizioni favorevoli come quelle dell’esempio porta il bonus a coprire quasi il 51% dei canoni versati.

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