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Tavares alza il velo su Stellantis: «No a chiusure, ripensare la Cina»

«Great is better than big». Carlos Tavares, ceo di Stellantis, utilizza questo slogan per spiegare l’obiettivo del nuovo gigante dell’auto: Stellantis punta a essere più grande che grossa, più eccellente che ingombrante dal punto di vista dimensionale. Questo concetto il manager portoghese lo ribadisce più volte nel corso della conferenza stampa virtuale avvenuta ieri in concomitanza con il debutto brillante a New York del quarto gruppo mondiale del settore auto. E sceglie la sua “prima” ufficiale nel ruolo di capoazienda di Stellantis per lanciare al mercato tre messaggi chiave: primo, «il nostro impegno nella fusione è non chiudere alcun stabilimento produttivo. Voglio ribadirlo»; secondo, la colonna portante della strategia è puntare a eccellenza e innovazione in tutte le sue forme e «raggiungere il 100% di neutralità carbonica»; terzo, la strategia in Cina deve essere ripensata perché i risultati attuali sono «deludenti».

Il titolo balza a New York

Il debutto di Stellantis a Wall Street ha replicato il successo del giorno prima sulle piazze europee. Il titolo, nel suo primo giorno sui listini Usa, guadagnava a metà seduta l’11%. Gli acquisti sono proseguiti anche a Milano e Parigi: sul Ftse Mib Stellantis ha chiuso a +2,6%, mentre sulla piazza francese a +3,6%. «Non è un caso che Stellantis nasca proprio quando il nostro mondo richiede un nuovo tipo di azienda automobilistica, che si faccia promotrice di soluzioni sostenibili, intelligenti e in grado di offrire libertà di movimento per tutti. La nostra dimensione operativa ci fornisce le risorse per investire in tecnologie all’avanguardia, ci permette di distinguerci grazie alle nostre eccellenze e di proporre un’offerta senza eguali», ha dichiarato John Elkann, presidente di Stellantis, commentando l’inizio delle contrattazioni a Wall Street, sottolineando che «il nostro più grande vantaggio competitivo è rappresentato dalla diversità geografica e culturale delle persone che lavorano in Stellantis».

Il matrimonio tra Fca e Psa che ha dato vita a Stellantis parte dunque da questa convinzione: ci sono i numeri e le persone per affrontare e superare le numerose sfide che impone un mondo obbligato a reinventarsi dopo la pandemia. Con una filosofia ben delineata da Tavares che sintetizza la strategia del gruppo in futuro: puntare a essere più grande che grossa. «La nascita di Stellantis non è una mossa difensiva, anche se ha questa dimensione per affrontare le sfide del futuro, ma è anche una mossa offensiva», ha continuato Tavares, sottolineando che Stellantis è «un gruppo unico, competitivo, efficace ed efficiente» che saprà «cogliere le opportunità» del futuro del settore della mobilità.

Stellantis scudo per stabilimenti

«Oggi è il primo giorno della nostra nuova storia. E’ l’inizio di un viaggio entusiasmante. Un’azienda ben posizionata per competere nei mercati globali, con 39 veicoli elettrificati disponibili entro la fine del 2021. Un gruppo di dimensioni significative e con posizioni commerciali consolidate in Europa, Nord America e America Latina». I primi numeri dell’unione di Fca e Psa, snocciolati da Tavares nel corso dell’evento, forniscono una idea della portata del nuovo gruppo: una creazione di valore di 25 miliardi, un flusso di cassa positivo fin dal primo anno di nascita, ovvero dal 2021, 5 miliardi di euro di sinergie, di cui l’80% raggiunte entro il 2024 con 4 miliardi di costi una tantum. I 5 miliardi di sinergie, ha specificato Tavares, saranno ottenuti al 40% sulla realizzazione dei prodotti (piattaforme), al 35% negli acquisti e per il 25% da una ottimizzazione generale dei costi. Inoltre, ha detto Tavares, entro la fine del 2021, i 29 modelli elettrici esistenti, diventeranno 39 e tutti i modelli che usciranno entro il 2025 avranno anche una versione elettrificata. Tutto ciò sarà possibile senza la chiusura di alcun stabilimento, ha promesso Tavares. Un impegno forte che parte da un presupposto: «La fusione è uno scudo protettivo e permette di tutelare i posti di lavoro». Questo perché le sinergie non sono solo risparmi ma permettono di generare fatturato. Anche per l’Italia, ha specificato Tavares, «la fusione farà da protezione per l’attività degli stabilimenti italiani e non è un rischio».

Cina da ripensare

Quanto al capitolo Cina, Tavares ha osservato che i risultati in quel mercato appaiono ora deludenti. «Stiamo facendo un’analisi per capire le cause di questa situazione, abbiamo un team dedicato che dovrà proporre una nuova strategia vincente. Non escludiamo nulla», ha detto. In questo quadro rientra anche la joint venture sui motori elettrici in Cina annunciata un anno fa tra Fca e la cinese Foxconn che «va valutata alla luce dei risultati». Tutto è prematuro, dunque. Anche su Peugeot, «al momento non è stata presa alcuna decisione sul rilancio negli Stati Uniti. Ora ci concentriamo sui marchi esistenti e alla loro crescita redditizia». Quanto a Fiat, infine, «pensiamo di poter fare quello che abbiamo fatto in Germania con la nuova Opel Corsa. È la direzione che seguiremo».

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